22/4
2013

Guardate come muore un Partito Democratico

Io ho una cosa da dire sul piddì: non mi è mai piaciuto. Siccome so che molti italiani non amano che si parli male dei morti (tutti i morti diventano buoni in Italia) ci tengo a precisare che a me il piddì non mi è mai piaciuto neanche quand’era vivo, valga per tutti questo post che credo sia stato il primo di una serie certo lunga. Quello che è successo la settimana scorsa, il ripugnante processo di automutilazione del cosiddetto Partito cosiddetto Democratico, si è già meritato così tanti insulti e sbeffeggiamenti da ogni parte del Paese che ripeterli ora sarebbe ridondante e probabilmente passibile di querela. Franceschini, giusto per fare un nome tra i tanti, si è lamentato che sabato sera l’hanno fischiato mentre cenava in trattoria: ha omesso però di specificare che cenava in trattoria perché lo stavano fischiando anche a casa.

Ma ora sono qui per seppellire il piddì, non per dileggiarlo. Quello che fu la terza o quarta reincarnazione del più grande partito comunista d’occidente, è morto per non aver saputo trovare un accordo con Beppe Grillo. E la spiegazione che ci danno è la seguente: non si possono fare accordi con Beppe Grillo perché non rispetta la costituzione.

Ora, amici del piddì: capisco la vostra lunga consuetudine ad essere circondati da imbecilli, ma a tutto c’è un limite. Se mi dite che Beppe Grillo è un qualunquista, demagogo, scapigliato, verbalmente violento, politicamente discutibile, igienicamente depravato, cialtrone, sbruffone, ipocrita e megalomane capetto con scarsa stima della democrazia parlamentare ed una gestione quanto meno torbida dell’economia del suo partitello personale, vi do ragione. Vi do un mondo di ragione. Vi do un mondo ed una sporta di ragione... ma non se in alternativa vi alleate con Alì Berlù e i suoi 400 ladroni, e per la proprietà transitiva dell’infamia anche con Maroni ed il suo partitello personale di fascioleghisti, tutta gente che la costituzione la tiene solo in comodi maxirotoli doppio strato nella mensolina vicino al water.

Ovviamente non sapremo mai quali oscuri bizantinismi abbiano in realtà portato il piddì ad accoppiarsi con il maiale in diretta tivvù, anche se curiosamente tutti i sospetti puntano come al solito su Minimo D’Alema e la sua cricca di prezzolati filibustieri o su Matteo Renzi, di cui si può dire solo che è un giovanotto ambizioso il che riassume anche tutti i suoi meriti politici. Ma non sono qui neanche per fare l’autopsia al cadavere, che con quello che aveva mangiato oltretutto dev’essere pure un bello schifo.

Personalmente mi spiace soprattutto per Bersani. Bersani secondo me è (era) la perfetta incarnazione del Partito Democratico: intelligente, preparato, umanamente anche simpatico, con delle idee brillanti. Io ’na birretta con Bersani me la berrei, e non è una cosa che direi di molti politici. I difetti di Bersani sono anche i difetti del fu piddì: incapace di concretizzare, ansioso di compiacere tutti, eccessivamente prudente e serio fino alla noia. L’unica differenza caratteriale che mi viene in mente tra Bersani e il piddì è che il primo almeno fino alla settimana scorsa è sempre stato sinceramente antiberlusconiano.

Poi il piddì aveva un sacco di altri difetti, inutile star qui a fare l’elenco che non vorrei saturarvi la banda. Aveva un solo pregio, anche piuttosto grande rispetto agli altri partiti: era l’unico partito vero, l’unico partito a non essere semplicemente la cassa di risonanza e l’articolazione territoriale del segretario/padrone, l’unico dove la diversità di opinioni, la lotta anche sfacciata tra fazioni diverse era tollerata. Non dico che il confronto fosse sempre apprezzato, non dico neanche che fosse equo né tantomeno meritocratico, ma esisteva e permetteva talvolta ad idee dissonanti di emergere, senza che le discussioni finissero con ordini di espulsione. Non era un partito in cui parlava solo il segretario, o i cui rappresentanti avevano a cuore solo gli interessi personali del segretario. Sono consapevole che questo, soprattutto da un punto di vista mediatico, è stato anche il tallone d’achille del partito ed una delle cause della sua storica debolezza di carattere. Sarà anche l’unica cosa che mi mancherà del piddì.

Spero che le poche persone valide e di sinistra ancora presenti in quel partito, portatori di quelle idee dissonanti di cui sopra, riescano a non farsi seppellire sotto le macerie e continuino a far politica. Quanto agli altri, i cialtroni, i baciapile, i maneggioni, mi piacerebbe affondassero assieme alla barca che hanno mandato alla deriva, ma so già che in qualche modo se la caveranno: lo fanno sempre.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.