14/4
2008

I grandi concerti di KarmaChimico: Manu Katché

Quando si dice "Manu Katché", è inutile negarlo, la maggior parte della gente non pensa a un cazzo. Gli estimatori di musica invece pensano, "sticazzi, il genio delle percussioni, il maestro del jazz, colui che ha suonato con tutti i grandi della terra: Peter Gabriel, Sting, il Dalai Lama, Garbarek, Alessandro Magno". E suonando Manu Katché nel Tristo Borgo, ed essendo io tuttologo di riferimento del Tristo Borgo, potevo forse mancare al concerto di Manu Katché?
Forse, ma non. E pur avendo l’orecchio musicale di un secretaire Luigi XVI* posso dire che è stata un’esperienza sensazionale, una sarabanda di suoni travolgente, ipnotica. Gigantesco lui e bravissimi i suoi compagni sul palco, compreso quel pianista-ragno che mi son sognato tutta la notte.

E finito il concerto, ho raggiunto il Nello tornato in patria per qualche giorno e da lì in poi sono state solo tenebre e slijvovica.


Ieri, poi.
Dopo aver visto Veltroni e George Clooney bere aperitivi e scambiarsi pippe sottobanco e pacche sulle spalle, pensavo sarebbe stata un’impresa impossibile, e invece. E’ bastato consegnare la tessera elettorale, prendere le schede, entrare in cabina, spiegare le schede, guardare i simboli, ripiegare le schede, uscire dalla cabina, tornare dentro, riaprirle, pensare a chi era il più onesto, richiuderle, riaprirle, pensare a chi potrebbe essere meno disgustoso, richiuderle, uscire, tornare dentro, riaprirle, fare dieci minuti di chi kung, visualizzare il mio animale guida, pensare a chi vorrei presidente del consiglio, richiudere le schede, trattenere il respiro, chiudere gli occhi, stare in equilibrio su una gamba sola per dieci secondi, riaprire le schede, deglutire, canticchiare una canzone dei clash, pensare al voto utile, il voto utile, il voto utile, la repubblica di Weimar, il voto utile, i barbari che avanzano, il voto utile, mandarli a fare in culo, scegliere il voto dilettevole, tracciare due croci, ripiegare le schede, uscire dalla cabina ed infilare le schede negli appositi contenitori.
Così, come se niente fosse.

Ed oggi scopriremo quanto male siamo messi. Sono disponibili le opzioni: tragedia, catastrofe biblica e Daniela Santanché**.




* paragone un po’ ardito, lo ammetto, e completamente basato sul pregiudizio che i mobili non abbiano orecchio musicale.

** Circolano un paio di curiosi miti attorno a Daniela Santanché. Il primo è che sia un puttanone, fatto non dimostrabile e retaggio evidente di una cultura maschilista trasversale, il secondo che sia una gnocca, cosa palesemente falsa, a meno che non abbiate un debole per le vecchiette con la mandibola da orango. Smettiamola quindi di dare adito a queste menzogne ed attendendo con premura che ritorni nell’anonimato da cui proviene qualifichiamo la Santanché per le sue reali qualità: la stronzaggine, la fascistaggine e gli scoiattoli nel cervello.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.