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3/12
2007

I grandi concerti di KarmaChimico: Procol Harum

L’occasione di riaprire questa rubrica mi viene offerta dall’insolita quanto fortunata decisione dei Procol Harum di concludere il proprio tour europeo suonando proprio nel Triste Borgo Natio; si capisce che il mio ruolo di intellettuale di riferimento non mi permetteva di rimanere a casa, tanto più che non c’era niente in tv.
Giusto per rinfrescarci un attimo la memoria, i Procol Harum sono quella che le riviste di settore definiscono una "storica band inglese", ed a ragione: non solo infatti sono inglesi, ma hanno raggiunto l’apice del successo una decina d’anni prima che io nascessi ed è stata considerata un punto di riferimento per molti gruppi posteriori. Una delle loro canzoni più belle ha fatto da sigla al programma RAI "Avventura", che io non ho mai visto ma con un nome così doveva senz’altro essere ganzissimo, in un’epoca in cui "ganzissimo" aveva un significato. Di un’altra canzone è conosciuta in Italia soprattutto la cover dei Camaleonti. Non si tratta esattamente di una boy band, insomma. Anche se pochi li conoscono per nome, tuttavia, le loro canzoni più belle appartengono ormai all’inconscio collettivo. Provate ad ascoltarle ed inevitabilmente vi ritroverete ad annuire, pensando: "ma io questa la conosco..." ed anche "...ma non era dei Camaleonti?"
Il primo aspetto di questo concerto che ha attirato la mia attenzione è come la squadra del pronto soccorso fosse composta anche da infermieri del reparto geriatria, non tanto per il cantante e tastierista Gary Brooker, unico membro superstite del gruppo originale, quanto per il pubblico. L’eccezionalità dell’evento, infatti, è riuscita ad attirare fuori dalle loro tane un folto gruppo di anziani fan del gruppo, che hanno passato buona parte della serata ad abbracciarsi gli uni con gli altri stupendosi di trovarsi ancora in vita e ricordando i tempi andati com’è usanza dei reduci di ogni tipo, ognuno pensando di essere ancora più in forma degli altri. Al primo sessantenne in giubbotto di pelle mi è venuto un brivido pensando a cosa dev’essere un concerto dei rolling stones.
Gary BrookerA distrarmi da questi futili pensieri è stata la musica dei Procol Harum che, devo ammettere, fino al giorno prima non conoscevo affatto. La definiscono "progressive", non è per niente il genere di musica che ascolto in questo periodo, ma forse proprio per questo tutte le canzoni mi sono piaciute assai. In scaletta si sono alternati pezzi storici, riconoscibili anche dal boato di applausi con cui il pubblico li accoglieva, a brani più recenti e qualche scherzo come la simpatica interpretazione acustica di "O’ sole mio". Mi fa sempre un certo effetto sentire la musica uscire da persone e strumenti anziché dalle casse di un computer, non sono abituato a collegare i suoni alla presenza fisica di qualcuno che canta, preme tasti, pizzica corde, percuote tamburi, e per la maggior parte del tempo sono stato estasiato in apnea, ad ammirare questi signori che sembravano perfettamente a loro agio nel portare la musica dove volevano, come un esperto artigiano tratta i ferri del suo mestiere o come si calza una vecchia ciabatta molto comoda.
In conclusione, prima di salutare il pubblico con la classica "A Whiter Shade of Pale", Brooker (che dal vivo non sembra affatto serio come nelle foto) ha annunciato l’intenzione di ritirarsi in inghilterra per dedicarsi alle freccette, l’unico sport che si può fare tenendo una birra nell’altra mano. Prevedo tuttavia che il suo riposo durerà molto meno del "secolo o due" annunciato: era evidente quanto sia lui che il resto della band si divertissero a stare sul palco ad incantarci. Li ho persino invidiati, perché sembravano persone che hanno trovato quello che amano fare nella vita e che continueranno a farlo senza mollare mai, fino al giorno in cui schiatteranno sul palco esalando l’ultimo respiro di organo Hammond. Se mai vi dovesse capitare l’occasione, vi consiglio di andare ad ascoltarli; personalmente è stata veramente un’esperienza che sono stato molto contento di fare.


P.S.: Per dovere di cronaca, sono tenuto anche a citare la "maschera" o come si chiama la tizia che accompagna gli spettatori ai propri posti quando sono troppo rimbambiti per farlo da soli. Sfruttando una vaga somiglianza con la bionda di sex and the city, questa poverina vestita da sciantosa se ne vagava tutta fiera con la spalla scoperta e lampadata come una melanzana al forno, ma dimenticando una regola base dell’eleganza femminile: non ci si mette mai il calzino sopra la calza di nylon, anche se si ha freddo ai piedi e si indossano stivali. Il bordino spunta sempre un po’ fuori.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.