28/8
2013

Il miliardo /2

Una delle critiche che vengono puerilmente fatte (da altri) al pregevole Marco Polo è di non aver mai accennato nel suo libro all’uso delle bacchette da parte dei cinesi al posto delle più pratiche posate. Mi sembra una critica davvero meschina: perché il comm. Polo avrebbe dovuto descrivere l’uso delle bacchette? Tutti sanno che i cinesi mangiano con le bacchette! Eventualmente, se uno proprio ha la curiosità di vederle, può andare in un ristorante cinese e chiedere di vederle, non mancano certo i ristoranti cinesi in giro. Molto più grave, invece, il fatto che il sen. Polo non spieghi assolutamente cosa si può mangiare con quelle bacchette, visto che a differenza dei ristoranti cinesi della Serenissima Repubblica, quelli del Catai si ostinano generalmente ad avere solo il menu in mandarino. Io, per un bizzarro caso del destino, parlo pochissimo mandarino e solo quello senza i semini, per cui durante il mio recente viaggio in capo al mondo ho trascorso i primi tre giorni a mangiare esclusivamente ravioli.

Ah, i ravioli! Culmine della cultura Ming! Sostanziosi, economici e misteriosi, perché non sai mai veramente cosa c’è dentro. Verdure? Potrebbero essere verdure. Carne? Potrebbe essere carne. Cane? Potrebbe essere cane. Vittima delle triadi? Potrebbe essere vittima delle triadi. Nel sottile scrigno di pasta tutto è pietosamente celato ed il passato non esiste. Inoltre, i ravioli sono semplici da pronunciare o da mimare in caso di necessità.

Lasciataci alle spalle Hangzhou, il suo romantico lago ed i suoi autobus con l’aria condizionata a palla, io et Amormio decidemmo di rifugiarci molto più a nord, a Pingyao nella privincia dello Shanxi. "Shanxi" letteralmente significa "ad ovest della montagna", perché si trova ad ovest del monte Tai. Ad est del monte Tai c’è un’altra provincia, lo Shandong, il cui nome significa ovviamente "ad est della montagna". Dite quello che volete dei cinesi, but they get their shit done. Pingyao è una cittadina magnifica, l’unico problema è che per arrivarci è quasi obbligatorio passare per Taiyuan e Taiyuan invece è una città di merda. Tipica metropoli cinese, ma peggio. Non so perché Taiyuan sia peggio: è caotica, sporca, rumorosa, alienante e puzzolente come un sacco di altri posti carini, però è brutta. Forse è perché mentre cercavo qualcuno che ci caricasse su un taxi e ci portasse alla più vicina stazione degli autobus, sono stato circondato da una ventina di pazzi che non capivano un’ostia di interlingua e ridacchiavano tra loro dei miei sforzi per comunicare, fino a quando dopo molta pena la foto di un bus non ha accesso in loro un barlume di primordiale connessione pittografica. Ecco, un’altra cosa di cui Marco Polo non parla è il fatto che i tassisti del Catai non capiscono un cazzo, niente di niente, gli dici "airport" e vedi le balle di fieno rotolare nelle loro pupille, gli dici "bus station" o "train" e niente, devi dirglielo in cinese e preferibilmente nel dialetto del postribolo di Kashgar dove sono stati partoriti oppure umiliarti a fare l’imitazione con le braccia dell’aeroplano, cosa che incidentalmente ho scoperto di essere bravissimo a fare. A parte questo, ho avuto un bellissimo rapporto con i tassisti cinesi, solo due o tre non hanno proprio voluto saperne di usare il tassimetro e nessuno ci ha imbrogliato rispetto al prezzo pattuito, in compenso non sapevano mai dove portarci e dovevano quasi sempre telefonare all’albergo per farsi spiegare bene l’indirizzo.
[continua]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.