4/8
2011

Il paese è sordido

Da quando son nato ricordo che c’è crisi. C’è sempre stata crisi. Crisi economica, crisi culturale, crisi morale, crisi politica, di governo, crisi istituzionale, cri cri cri. Fa sempre un gran comodo instillare nella gente la paura della fame, invitare le parti sociali alla coesione, chiedere la collaborazione dell’opposizione. Confessano con faccia di bronzo che il loro sistema sta andando malissimo, non funziona, ci sta trascinando verso la catastrofe, quindi dovremmo fare molti sacrifici per salvarlo. E noi sì, intanto facciamo i sacrifici, salviamo il sistema perché non possiamo rischiare di trovarci senza lavoro prima della stagione degli acquisti natalizi, poi con calma si penserà a come cambiare. Con calma. Gustiamocelo fino in fondo, questo senso di democrazia decadente, questi vecchi eleganti che ci comandano, queste rivolte popolari di sottofondo, facciamoli durare ancora un poco, sorseggiamo ancora un bicchiere di tè alla menta al tavolino di questa terrazza, affacciati sulla zona internazionale.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.