26/3
2012

Il regno delle macchine è finito

E’ da un paio di settimane che ho iniziato a raggiungere il luogo di quotidiano sfruttamento lavorativo in bicicletta. Non sempre, più che altro al pomeriggio, se non piove. Se non minaccia pioggia. Se non c’è neanche una nuvola in cielo. E se c’ho voglia. Restano pure sempre un bel po’ di biciclettate.

La settimana scorsa son stati dieci anni da quando ho iniziato a lavorare. Prima studiavo, o cazzeggiavo, o lavoravo ma non mi pagavano. Son dieci anni che lavoro e mi sono rotto le palle da nove anni e dodici mesi, ma dicono che ne avrò ancora per molto. Credo di essere stato l’ultimo della mia generazione a trovare lavoro e pensare che io nella vita, fortunatamente, non ho mai avuto bisogno di lavorare. Sfortunatamente, ho sempre avuto bisogno di soldi ed è solo per questo che lavoro. Non che non mi piaccia vivisezionare panda o qualsiasi altra cosa io faccia in cambio di un salario, è solo che se mi piacesse davvero non avrebbero bisogno di pagarmi per convincermi a farlo.

In ogni caso, i soldi. I soldi sono uno dei motivi per cui dopo dieci anni ho iniziato a venire al lavoro in bicicletta (smetterò domani, tranquilli). Il prezzo della benza continua a salire e tra un po’ con i miei venti miseri euro non riuscirò neanche più ad uscire dall’area di servizio. Dicono sia per via delle accise, perché paghiamo ancora la tassa sulla guerra d’etiopia, sulla guerra di crimea, sulla missione alle porte di Mordor, come se improvvisamente il nome delle accise influisse pesantemente sul costo della benzina. Dicono sia per via delle nuove tasse di Monti, ma con tutto il male che posso volere a questo come a tutti gli altri Presidenti dei Consigli non mi pare che stia mettendo una nuova tassa al giorno, eppure i prezzi della benza aumentano almeno due volte la settimana. Fidatevi, ci stanno fregando di nuovo. E allora io vengo a lavorare in bicicletta, sfruttando l’unico combustibile fossile che posso ancora permettermi: le mie chiappe flaccide. Che sono tra l’altro il secondo motivo per cui dopo dieci anni ho iniziato a venire al lavoro in bicicletta.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.