7/12
2007

Il sogno esaudito di Clare Boothe Luce

Ieri sera ho visto in tivù una piccola folla ascoltare in tralice Silvio Berlusconi mentre accusava i suoi alleati di aver promosso od ostacolato leggi per interesse personale, mentre denunciava l’attuale governo di aver attaccato i giudici che trova scomodi, ho visto la gente applaudirlo ed inneggiarlo estasiata invece di mandarlo a cagare.

Stamattina, la mattina di un giorno lavorativo invernale, ho visto gente arrivare in corriera, ingorgare le strade, imprecare sui clacson, riempire d’auto i parcheggi, i margini delle strade, persino le aiuole, l’ho vista (la sto vedendo) prendersi ferie, accalcarsi eccitata al freddo anche con tre ore di anticipo. La causa di tanta obnubilazione, quello che per il Triste Borgo Natio potrebbe rivelarsi l’evento dell’anno, è l’inaugurazione di un nuovo ipermercato, una di quelle magnifiche cattedrali contemporanee dove, è bene ricordarlo, non regalano nulla, vendono e basta.

Subito dopo la seconda guerra mondiale, cito a memoria dal Ginsborg, l’ambasciatrice americana in Italia Clare Boothe Luce osservò che per rendere questo paese più facilmente controllabile bisognava fare in modo che gli abitanti prestassero più attenzione alle marche dei detersivi che ai propri politici. Sessant’anni dopo, mi sembra chiaro che la sua non fosse una metafora.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.