15/4
2020

Il sorriso della lucertola

Alla gatta non pesa la quarantena: ci è abituata da quindici anni. Se ne sta pigramente a dormire tutto il giorno, appollaiata su una sedia o sulla spalliera del divano. Ogni tanto si accoccola davanti alla porta a vetri e si gusta oziosamente il sole che riscalda il pavimento. Di quando in quando vede una lucertola, dall’altra parte del vetro, che fa la stessa cosa. Allora la gatta si innervosisce. Emette un ringhio sordo, soffia, segue la preda con lo sguardo. Resta immobile, ma i muscoli guizzano, promettono assalti, battaglie furiose. Gli occhi lanciano fulmini mentre seguono il sogno di una vittoria scontata, appena al di là del vetro. Ogni tanto, in queste occasioni, la lasciamo uscire. Ci sembra di soffocare il suo istinto di predatrice, allora la facciamo uscire.
In genere a quel punto la lucertola si è già involata. La gatta ad ogni modo se n’è già dimenticata, non la cerca neppure. Lucertola, quale lucertola? Fa qualche passo pigro e poi si sdraia al sole, si strofina sulla schiena, si mette a dormire sotto il rosmarino come un leone ai piedi del baobab.

Hai sempre pensato che fosse una questione di tempo. Negli ultimi vent’anni, per lo meno. Otto ore al giorno di lavoro salariato, più il trasporto, la ristorazione, il sonno ed altre faccende fisiologiche, doveva essere per forza una questione di tempo. Se tu avessi avuto più tempo libero, ti saresti dedicato finalmente alle amicizie, ai progetti, ai sogni, alle letture, ai film, alle avventure. Ora scopri che non era una questione di tempo: ne hai finché vuoi e lo passi a guardare dalla finestra. Era una questione di spazio. Se solo tu potessi uscire liberamente di casa, ti dedicheresti finalmente alle amicizie, agli affetti, ai progetti, alle avventure. Quando ci pensi ti innervosisci, sogni rivoluzioni, cambiamenti epocali, battaglie furiose. Peccato solo che in un modo o nell’altro la tua vita sia sempre al di là del vetro.

Ed io ci credo come credo alle velleità bellicose della mia gatta.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.