26/5
2014

Invernomuto

Proseguo, mentre percorro gli spalti fino all’alba senza sonno su e giù, questo mio silenzioso dialogo con un dolce ma soprattutto presunto pubblico, freddo, invisibile e muto come un inverno sulla luna. Vedo fioccare attorno a me risultati elettorali, squarci di un futuro luminoso come granate al fosforo bianco. L’estrema destra che avanza, il centrosinistro che si congratula addosso, la disillusione che si trasforma in disperazione. Cerco un senso altrove, ai margini di questo paesaggio desolante, nelle persone luccicanti che ho conosciuto e in qualche modo, forse, conosco ancora. Gli amici barbudos, gonfi di rabbia. L’Astronomo family, che nonostante i guai trova il coraggio di dare vita a una creatura. Splendide donne, fiere, ferite ma indomite. Ragazzi che cercano strade nuove. Fricchettoni impenitenti, vecchi pazzi. Pochi, pochi. Lontani. La vita non li ha sconfitti, i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna li hanno solo fatti incazzare di più. Siamo pochi, ma non siamo niente. Lontani, ma non dimenticati. E non possiamo permetterci di ripetere gli stessi sbagli, con tutti gli sbagli nuovi che dobbiamo ancora commettere. Se i telefoni tradiscono la nostra integrità morale ed i computer si rivelano inefficaci, vorrà dire che torneremo al ciclostile. Se vana e insulsa è stata la vicenda, gentile pubblico, faremo ammenda.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.