20/2
2009

Kosovo, the year after

E’ passato solo un anno dalla sciagurata dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo, e questo narcostaterello non potrebbe essere più lontano dall’attenzione dei media e dell’opinione pubblica occidentale. Se lo sono filato così poco, l’anniversario, che pareva la sentenza del processo Mills. Eppure è strano, visto che il Kosovo è sembrato per un certo periodo il caput mundi attorno al quale ruotava la politica internazionale e si giocavano gli equilibri delle superpotenze e supercoalizioni. Quante parole si sono spese per appoggiare il sogno di libertà dei poveri kosovari, quante lacrime si sono versate sui cadaveri e sui profughi in fuga, quante bombe si sono sganciate sulle teste dei civili serbi per assicurare dignità a quel sogno ed asciugare quelle lacrime. Si mangiava Kosovo col pane a colazione, pranzo e cena nel ’99, noi che avevamo il pane e la tivù. E poi, un silenzio che dura ormai da dieci anni, interrotto ogni tanto da un colpo di singhiozzo in occasione di qualche scontro più cruento, subito messo a tacere per non suscitare dubbi inquietanti su chi stia attaccando chi. L’anno scorso, infine, una dichiarazione unilaterale di indipendenza accompagnata da qualche clamore, qualche timore e poi il nulla. Un silenzio di tomba.

In molti casi si dice: nessuna nuova buona nuova. E’ questo il caso? Dipende dai punti di vista. La maggior parte degli osservatori, non si a che distanza dai fatti, concordano che la situazione in Kosovo ora è abbastanza tranquilla, se si escludono bombe antiserbe come quelle del mese scorso, che comunque sono molto diminuite rispetto a qualche anno fa. E se si esclude che la parte nord di Mitrovica, abitata in prevalenza da serbi, è ancora isolata dal resto del Kosovo ed ha stabilito delle proprie autorità parallele che continuano a far riferimento al governo serbo. E se si ignora che la disoccupazione tra i giovani ha raggiunto il 75%, l’inflazione è altissima ed il potere di acquisto dei salari continua a scendere, mentre la gente comincia a chiedersi cosa ci ha poi guadagnato, da tutto sto po’ po’ di indipendenza. Inoltre pare che la missione dell’Unione Europea non solo non sia ancora riuscita a mettere piede a Mitrovica Nord, ma si stia inimicando anche gli albanesi andando a ficcare il naso nei loro traffici di droga ed armi, comunque più di quanto facesse in precedenza la missione ONU. Però è appena stato fondato un corpo di polizia kosovaro, nel quale possono entrare anche i serbi, e per l’anniversario dell’indipendenza sono state fatte un sacco di feste e parate. Insomma, a me che sono totalmente inesperto di politica internazionale il Kosovo sembra un barile di nitroglicerina in groppa ad un toro meccanico, ma gli osservatori dicono che la situazione è tranquilla ed il presidente-terrorista Thaci è ottimista.

Nel frattempo, la lista degli Stati che hanno ufficialmente riconosciuto il Kosovo sale a 55, grazie alle sempre preziose Maldive. Nell’elenco salta all’occhio - oltre a quella di grossi calibri come Russia, Cina ed India, di paesi dell’UE come Spagna, Slovacchia e Romania o ex-jugoslavi come la vicina Serbia e la Bosnia - l’assenza di quasi tutti i paesi musulmani e del Vaticano, che solitamente è celerissimo nel riconoscere i nuovi stati appena forgiati ed i governi sbarazzini - ma forse in questo caso non vogliono pestare i piedi a qualche pope. I serbi sperano addirittura che alcuni paesi arrivino a disconoscere il Kosovo dopo le prossime elezioni nazionali, ed hanno fatto ricorso alla Corte internazionale di giustizia affinché venga riconosciuta l’illegalità della secessione kosovara. Insomma, più tranquilli di così, onestamente, non si potrebbe, quindi direi che non c’è da preoccuparsi. Anche perché mi pare evidente che del Kosovo tanto amato ormai non interessi più un cazzo a nessuno, tanto meno a quanti dall’Italia hanno contribuito a "liberarlo" a mano armata.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.