7/12
2011

La classe pensionistica del 2045

E’ successo qualcosa di strano negli ultimi decenni in Italia, un ribaltamento nella cultura nazionale per cui i giudici sono progressivamente diventati "di sinistra" così come la serietà, la compostezza e l’austerità, mentre lo svacco, l’irresponsabilità e la scostumatezza sono diventati "di destra" e quel qualcosa, naturalmente, ha un nome ed un cognome e decine di codici fiscali.
Per questo, e solo per questo, messi temporaneamente da parte quel qualcosa ed il suo circo di mezzeseghe e prostitute il governo Monti ci è sembrato una boccata d’ossigeno, la tanto attesa rivoluzione culturale. Persone per bene, nel senso che nostra nonna dava al concetto, persone educate e vestite a modo in grado di spiegare le proprie ragioni senza urlare, senza fare battute sconce, senza dare l’impressione di essere completi imbecilli. Rispetto a quelli che c’erano prima si tratta di giganteschi passi avanti, rispetto a quelli che c’erano prima anche un manipolo di banchieri sembrano l’avanguardia dell’armata rossa. L’iconografia è tornata indietro di trent’anni: professori democristiani in abito grigio si aggirano con sguardo greve per il palazzo che fu dei Borgia.

Il rischio è che siano diversi solo nella forma e non nel contenuto. Magari è ancora troppo presto per dirlo, in fondo sono al potere da appena tre settimane, ma certo gli auspici non sono dei migliori. Staremo a vedere se la sua manovra SalvaItalia (BUM!) saprà placare per un po’ la voracità dei mercati e l’interesse delle agenzie di rating imperanti, ma intanto non si è rivelata né socialmente equa né politicamente difendibile. Chi si aspettava davvero una manovra che andasse a colpire le banche ed i padroni, magari addirittura la Chiesa, chi si aspettava che andassero a prendere i soldi da chi non li aveva mai pagati o almeno da chi ne aveva in abbondanza, è stato deluso: questo è un governo di destra, un governo di conservatori "per bene", per cui la sua ricetta per salvare l’economia nazionale è una ricetta reazionaria. Se non vi va bene, la prossima volta votate a sinistra, babbei.

Sgonfiato quindi l’entusiamo iniziale per la cacciata dei barbari, contro i quali dovremo restare sempre vigili e rinforzare le frontiere all’istante, è giunta l’ora di guardare in faccia la realtà: anche questo governo è ben lontano dall’essere il migliore possibile, anche se può essere il meglio che ci meritiamo in questo momento. Accettare senza discutere questi famosi sacrifici in nome della situazione economica, della crisi, perché rischiamo la catastrofe, siamo sull’orlo del baratro ed altre amene figure retoriche usate a fini terroristici, non vuol dire avere senso di responsabilità, significa rinunciare ad una parte importante della nostra libertà e della nostra democrazia, abdicare i nostri diritti. Certo l’economia sta in un guaio, questo è innegabile, e quando manca il pane è difficile parlare di libertà, ma l’economia non è solo un valore da raggiungere a fine trimestre, non è solo un indice di produzione, uno spread, un tasso d’interesse, l’economia non è solo numeri ma anche lavoro, organizzazione, rapporti sociali, rapporti di produzione, non è solo un quanto ma anche un come e un perché e perdipiù l’economia non è tutto, non è autosufficiente, non è la stregacomandacolore dell’universo. Se manca la libertà, il pane sa di poco.

Monti sarà anche una specie di Prodi di destra, ma dalle premesse è sicuro che non ci farà dormire. E va benissimo, fa bene a tenerci svegli, perché abbiamo un sacco di cose da fare.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.