9/6
2010

Là dove vive la granita di gelso

Questo fine settimana, invece, io & Amormio siamo stati a Palermo. Immagino cosa stiate pensando: ma ’sti due cazzoni dove la trovano la pilla per andare sempre in giro? Bella domanda. C’è un settore che non conosce crisi e non teme precariato, qui fuori, ed è il settore dell’"A.A.A. Cercasi volontari per esperimenti farmaceutici.", ma sfortunatamente alcune note contrattuali ed un collare elettrificato mi impediscono di parlarne oltre.

Sicché, Palermo. La scusa ci è stata offerta da un caro amico di Amormio, il quale ha pensato bene di sposarsi ed essendo, senza offesa, siculo, ha ritenuto opportuno radunare parenti ed amici sull’isola per festeggiare. Noi siamo arrivati con un giorno di anticipo, gentilmente serviti da Alitalia, e ne abbiamo approfittato per vagare per il centro distruggendoci i piedi, nutrendoci di varie cibagioni da passeggio e dormendo in un bel bed & breakfast, il tutto con l’ambizione di condurre uno studio sociologico intensivo sulla città ed i suoi abitanti. Dovete capire che per la gente che abita in veneto la sicilia non è solo una terra esotica ed affascinante, come tutto ciò che si stende a sud della cortina di polenta, ma un paese straniero di cui si sa ben poco, e quel poco è quasi sempre fortemente negativo. Come persona dotata di una certa coltura e raffinato sochologo so bene che non tutto quello che ho imparato sulla sicilia è necessariamente vero, non tutte le discussioni finiscono con una sparatoria, non tutti gli uomini sono eleganti sicari e non tutte le donne hanno i baffi, ciononostante devo ammettere di aver affrontato il viaggio con grande curiosità e lo spirito intrepido dell’esploratore occidentale mandato a morire in una terra lontana. Ora non posso che ridere della mia precedente ingenuità e scusarmi con i miei onoratissimi amici siculi, ai quali bacio le mani e con i quali comunque non inizierei mai una discussione. Peraltro non è che dopo due giorni, gran parte dei quali trascorsi a dormire o a maledire la mancanza di un paio di scarpe comode, uno possa pretendere di conoscere Palermo, o di aver visto Palermo, o tanto meno di capire Palermo, però ci si può almeno permettere di sparare otto o nove giudizi sommari, decisamente parziali ed anche un po’ etnocentrici, naif e stronzi. Per esempio,

Cose che i palermitani non vorrebbero che voi sapeste

1. A Palermo la raccolta differenziata è molto più avanzata che nel resto d’Italia.
Qui nel Triste Borgo Natio, per esempio, se ci si scassa una lavatrice bisogna caricarla in auto e portarla al centro di raccolta. Lì no, basta lasciarla accanto ai cassonetti e prima o poi qualcuno si occuperà di portarla via. Riuscite ad immaginare la benzina risparmiata? Inoltre, se a qualcun altro per esempio serve un pezzo di ricambio per la sua lavatrice, e la lavatrice che voi avete gettato aveva ancora quel pezzo in buono stato, quel qualcuno non dovrà fare altro che scendere in strada armato di cacciavite, smontarselo e portarselo a casa, riducendo il volume del rifiuto da smaltire e minimizzando l’impronta ecologica dell’elettrodomestico. Lo stesso vale naturalmente per i frigoriferi, le tv, i motorini. Magari tutti questi cadaveri post-industriali accatastati sul marciapiede non sono bellissimi da vedersi, ma cosa conta il mio opinabile senso estetico rispetto alla salute del pianeta?

2. A Palermo il casco non è obbligatorio.
Ma non è neanche obbligatorio non portarlo, come succede in altre città. La scelta spetta al singolo cittadino, che può quindi valutare serenamente, prima di salire in moto o in motorino, se indossare o meno il famoso presidio di sicurezza. In questo modo si evita di generare nei motociclisti quel senso di costrizione e di avversione nei confronti dell’autorità statale che, com’è noto, è la prima causa di incidenti stradali, e si permette la creazione di una cultura della sicurezza che non è mera imposizione dall’alto ma decisione ponderata e consapevole dell’individuo, fatto che a me sembra indice di grande rispetto della responsabilità individuale.

3. A Palermo i giardini sono curatissimi.
I parchi pubblici sono pettinati foglia per foglia, fiori coloratissimi addobbano le facciate dei palazzi ed ovunque crescono specie vegetali sconosciute nel resto del paese per forma e soprattutto per dimensioni. Magnolie grandi come un condominio, ficus alti come grattacieli, piante grasse di proporzioni ciclopiche, bonsai grandi come piante normali. In qualche caso i rigogliosi rampicanti sono l’unica cosa che tiene in piedi l’edificio.

4. La gente di Palermo ama la musica.
Tutti amiamo la musica, essa è una delle manifestazioni più nobili dell’animo umano, o qualcosa del genere. Mentre tuttavia noi meschini settentrionali abbiamo trasformato l’ascolto della musica in un affare personale, egoistico, riproducendo tignosamente i nostri brani mp3 in cuffiette microscopiche che cerchiamo di infilare sempre più in profondità nelle trombe di eustachio, i palermitani condividono con gioia i propri ascolti con il vicinato. Qui nel Borgo viene per esempio considerato segno di cattiva educazione il fatto di tenere l’autoradio ad un volume un po’ altino, magari con i finestrini abbassati per il caldo, perché si rischia di infastidire i conducenti delle altre auto ferme al semaforo. A Palermo, se alle tre di notte il volume della tua autoradio non fa vibrare il marciapiedi, il vecchio del settimo piano ti urla di alzare il volume che è la sua canzone preferita.

5. A Palermo il liberismo non ha i giorni contati.
Palermo è famosa anche per i suoi mercati, tra i quali uno dei più belli e forse il più famoso è il Ballarò. Al Ballarò, che ha avuto recentemente l’onore di essere visitato da me, si può trovare di tutto. Roba incredibile, pesci spada interi, tonni con ancora pinocchio attaccato, frutta e verdura che sul continente nessuno ha mai visto, olive grosse come albicocche, albicocche grosse come mele, mele grosse come mele perché arrivano dal trentino e sono sfigate. Roba che se provassero a esporla nel mercato del Borgo le mamme chiamerebbero i carabinieri perché spaventano i bambini, come il cuore di vitello o la testa di capretto (?). Roba che io pensavo illegale, come le sigarette con i messaggi minatori in russo o i cd masterizzati o la pizza alta sei centimetri.

6. A Palermo sanno come si mangia.
La cucina siciliana, chi l’ha provata lo sa, è buonissima. E’ tutto unto e fritto e misterioso, ma buonissimo. Io ho cercato in due giorni di mangiare quante più specialità locali possibili, a tanto arriva il mio spirito scientifico, ma la varietà e l’abbondanza ed il poco tempo a disposizione e gli evidenti limiti fisici del mio stomaco mi hanno impedito di portare a termine l’indagine. Niente panino con la milza, insomma, e neanche panelle, niente pesce, e chissà cos’altro ancora. In compenso ho provato la cassata, e questo mi costringe a ridefinire completamente il mio concetto di dolce. Da noi una sostanza del genere la prendono gli atleti quando devono fare la maratona, o i ragazzi che vogliono far andare più veloce il motorino. Da noi la cassata potrebbe sostituire l’ecstasy in discoteca.

7. A Palermo però mangiano anche le lumache.
In giro per il centro ho visto un sacco di cesti pieni di lumachine, piccole simpatiche lumachine che con la loro casetta sulle spalle cercavano di scappare dal cesto. Sembravano in vendita, e per quanto sia orribile questa ipotesi sembra che le usino come alimento. Non ho le prove per un’accusa tanto grave, in quanto non ho in effetti visto nessuno mangiarle o ammettere di averle mangiate, perciò se adesso qualcuno mi spiega che le usano come animale da compagnia sono pronto a ritrattare tutto e a porgere le mie scuse.

8. A Palermo c’è il sole.
E’ una banalità, lo so. Anche qui, delle volte, c’è il sole. Però quando a Palermo c’è il sole c’è anche il cielo azzurro e si sta bene, o almeno questa è l’impressione che ne ho tratto io in questi due giorni, anche se alcuni mi hanno detto che il tempo era bruttino. C’era il sole, il cielo azzurro, non faceva troppo caldo e per loro era "bruttino". Non so come sia quando il tempo è bello. Al Borgo quando c’è il sole c’è anche una cappa grigio chiaro di vapori naturali ed industriali che trasformano la vallata in una specie di grosso forno a microonde, respirare diventa faticoso, muoversi diventa faticoso e vivere in generale diventa faticoso. Quando è "bruttino", qui, piove anidride solforosa. Suppongo sia un prezzo adeguato da pagare per avere, uhmpf, la gente con il casco.

9. A Palermo ci tornerei.
Certo, la città ha dei problemi, a partire da quelle inquietanti lumachine, tuttavia ci sono centinaia di posti che non sono riuscito a vedere e di cui mi è rimasta la voglia e soprattutto un sacco di roba da mangiare che non sono riuscito ad assaggiare. Per non parlare del resto dell’isola, che proprio non ho visto. Eccome se ci tornerei.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.