1/7
2014

La fauna delle dolomiti

Pur avendo diversi quarti di sangue cimbro nelle vene, non sono mai stato un amante delle montagne. Da piccolo ci sarei andato se solo fosse stato possibile camminare leggendo, durante l’adolescenza me ne allontanai come gesto di ribellione contro il sistema patriarcale, nel corso della giovinezza la vita all’aria aperta interferiva spiacevolmente con la mia rigorosa routine di alcol e spezie. Ora che ho una certa età di quando in quando mi piace fare una scampagnatina da anziano, confrontarmi con la natura selvaggia ed incontaminata, respirare l’aria buona e poi tornare a casa a guardare come procedono i lavori nei cantieri pubblici. Nel corso di queste mie sporadiche escursioni ho messo a frutto i miei studi sochologici osservando i miei contemporanei e giungendo alla conclusione che la fauna tipica delle Dolomiti si può dividere rozzamente in tre specie, in lotta per il possesso del territorio: l’uomo Quechua, l’uomo Montura e l’uomo delle Dolomiti.

L’uomo Quechua vive solitamente in città, fa un lavoro sedentario e pratica sport occasionalmente, un po’ per la salute e un po’ per confrontare le statistiche di runtastic con quelle del cognato, perché nel 2014 conta soprattutto la prestazione. Va in montagna due o tre volte all’anno, preparando l’escursione all’aria aperta con una ben più impegnativa nel settore trekking del decathlon, dove si rifornisce di tutto il necessario e buona parte del superfluo: berretto tecnico, canotta tecnica, camicia a quadrettoni tecnici, giacca antivento tecnica, pantaloni tecnici, calzini tecnici, scarponcini, bastoncini, occhialini, zaino, bussola, gps, altimetro, binocolo, torcia, crema solare, borraccia in alluminio, gavetta per le razioni k in caso di attacco nucleare, smartphone di penultima generazione per fare le foto ai paesaggi ma soprattuto a se stesso. L’uomo Quechua trascorre di solito unghe ore a pianificare su Internet percorsi e tappe, calcolare quantità di calorie necessarie al percorso ed indice di disidratazione, confrontare i commenti sul vitto delle diverse malghe espressi nei principali social network. A causa dell’eccesso di pianificazione, spesso esce di casa in ritardo, non trova parcheggio e, preso dallo sconforto, sale con la funivia o il bus navetta fino al rifugio, ciondola lì attorno per un po’, consulta l’altimetro, si compiace del panorama, mangia e scende, che tanto le dolomiti ormai sono tanto comode e le foto escono belle uguali.

L’uomo Montura è uguale all’uomo Quechua, ma ha speso quattro volte tanto per l’attrezzatura e questo lo fa sentire molto più sportivo. Se potesse, arriverebbe al rifugio direttamente con l’Audi, sgommando il proprio disprezzo in faccia all’uomo Quechua, che a suo dire involgarisce località altrimenti amene, impedendogli di rilassarsi come merita.

L’uomo delle Dolomiti abita nei paraggi dal tempo dei Reti e detesta gli invasori con la stessa cheta, viscerale passione. Non potendo gettarli nei dirupi, si limita a depredarli ferocemente facendosi pagare diciassette euro per un piatto di polenta coi finferli. Se deve andare in montagna, ci va in canottiera e con gli scarponi del nonno alpino, in groppa ad uno stambecco. Da vecchio diventa il nonno di Heidi.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.