21/12
2009

La grande musica di KarmaChimico: belli e incompresi 2009

Dicembre non è solo il mese del natale, dei regali di natale e dei lanci di regali di natale contro il premier, ma anche il mese delle classifiche sui dischi più belli dell’anno. Qualsiasi persona di buon senso si tiene alla larga da classifiche di questo tipo, che tanto o sono banali e prevedibili o sono stucchevoli e pretenziose, ma in ogni caso non servono assolutamente a nulla; io - che sono del tutto privo di buon senso - tradizionalmente le sfoglio alla ricerca dei capolavori che mi sono perso perché troppo impegnato a cospargere di curaro la mia collezione di souvenir, oltre che per trovare conferma ai miei sopraffini gusti musicali che inspiegabilmente chiunque intorno a me disprezza. Sono un conformista eterodiretto, ma non mi giudicate, voi statisticamente non siete messi meglio. Quest’anno, devo dire, non ho scoperto granché di nuovo. Gran parte dei dischi in testa alle classifiche, sia nelle riviste e nei siti mainstream che in quelli più indie e ricercati (che poi sono i più mainstream di tutti), è sorprendentemente roba che conoscevo e poi, gira e rigira, compaiono sempre gli stessi nomi, vuoi perché si tratta di talenti indiscussi, vuoi perché le case discografiche distribuiscono le loro marchette in parti uguali tra i diversi recensori. In genere svettano alcuni gruppi che a me hanno sfracellato i peones al primo ascolto, o che mi hanno sfinito dalla noia mentre tentavo pazientemente di comprendere il loro genio musicale*, mentre gente che mi ha tenuto compagnia per buona parte dell’anno resiste nelle retrovie o manca del tutto. Questo è il motivo per cui con vostro sommo disgusto ho deciso di pubblicare la lista dei miei

"Belli & Incompresi 2009"

ovvero tutti i dischi che ho ascoltato nell’anno e che a causa della congiura plutomassonica in atto non ce l’hanno fatta ad arrivare, diciamo, tra le prime venti posizioni di qualsiasi classifica dove li siate andati a cercare**:


Crocodiles, Summer of Hate
Fink, Sort of revolution
Red light Company, Fine fascination
Why?, Eskimo snow
Joe Henry, Blood from stars
Reigning Sound, Love and curses
Fanfarlo, Reservoir
Freelance Whales, Weathervanes
Little Dragon, Machine Dreams
Army Navy, Army Navy



Non che siano i dischi migliori dell’anno, o che mi siano piaciuti di più, ma almeno quando li ascolto non ho paura che il vicino mi suoni il campanello per controllare che il gatto stia bene***. Alcuni non sono neanche particolarmente sconosciuti, anzi, però è gente che quest’anno non ce l’ha fatta. Comprateli o procurateveli nei modi più sbarazzini, che tanto a me nessuno mi paga, e poi tornate qui a prendervi giuoco di me con cognizione di causa. Non li ho messi in ordine perché sono contrario a questi giudici comunisti, ma una menzione speciale va ai Crocodiles che mi hanno allietato una settimana sulle decadenti spiagge dell’Istria.


* Indovinate a quale delle due precedenti categorie appartengano, per esempio, gli Animal Collective o i Grizzly Bear.
** In caso contrario, segnalatemeli che li depenno dal mio elenco.
*** Non che io abbia nulla contro Bitte Orca.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.