22/4
2008

La lega non si spiega

Il tema di questa settimana è: a cosa è dovuto il successo della lega?
La prima risposta, quella più scontata e banale, è che i leghisti siano gretti e razzisti, conservatori e conformisti, egoisti che pensano solo al proprio meschino interesse, al proprio orticello, al proprio conticino in banca, che non riescono a vedere al di là del proprio naso e se la prendano quindi con i bersagli che la televisione indica loro. Un esercito di lobotomizzati telecomandati, insomma.
A fronte del grande successo elettorale di qualche tempo fa (il giorno non lo so, l’ho cancellato dal calendario) questa spiegazione non pare più sufficiente, o forse non conveniente. E allora, bisogna fare uno sforzo in più ed approfondire, cercare di capire l’enigma del leghismo, i motivi del suo successo, l’identità sfuggente della sua base.
Alcuni dicono che il voto alla lega sia un voto di protesta, uno sfogo contro una classe politica fotogenica ma incapace, bene educata ma inconcludente, una bizzarra e contraddittoria incarnazione dell’antipolitica che va tanto di moda oggi. Altri ipotizzano che tanto successo sia dovuto al radicamento nel territorio, alla presenza capillare dei leghisti nel tessuto della società civile, in poche parole alle sagre padane, ai banchetti, ai panini con la soprressa ed al folklore. C’è chi osserva anche come i politici leghisti, pur essendo dei rozzi ciarlatani a livello nazionale, siano rinomati nelle amministrazioni locali. Poi ovviamente c’è la vecchia teoria secondo cui la lega farebbe leva sulle paure della gente ed attirebbe quindi il voto degli elettori sbandati in cerca di rassicurazioni.
E comunque, ricordano i più acuti giornalisti, in fondo l’elettorato settentrionale della lega non ha tutti i torti a sentirsi sfruttato, abbandonato da roma (ché il PD non ha neanche la sede a Milano, o una roba del genere, figuratevi), tassato e tartassato, assediato dagli extracomunitari, soffocato dai prodotti cinesi, preso in giro dalla politica. Poveri, piccoli legaioli impauriti.

Mmm.

Ecco, io vivo in un posto dove la lega ha fatto quanto, il 25%?
Una persona su quattro tra quelli che incrocio per strada ha votato per loro, e non è neanche una novità delle ultime settimane. Vivo in mezzo a loro, parlo con loro, mangio in mezzo a loro, bevo con loro, il più delle volte mio malgrado. Non sono mostri, non sono alieni, sono operai, impiegati, imprenditori, professori, camerieri, idraulici, tecnici. Ci puoi scherzare assieme, ci puoi discutere di cose indolori e lontane come il cinema, lo sport, le ricette della nonna, l’SQL e l’ippica azteca. Ma sono tutti, tutti, ribadisco "tutti", dei grandissimi coglioni, lo erano prima ed il fatto di aver vinto le elezioni non li rende migliori. E non perché siano stupidi, o non abbiano cultura, ma perché sono gretti e razzisti, conservatori e conformisti, e pensano solo al proprio meschino interesse. Prendendoli nel loro complesso, e compiendo quindi una crudele generalizzazione, si potrebbe parlare di loro come di un esercito di lobotomizzati telecomandati. Il che dimostra che a volte la risposta più scontata è anche quella vera, o almeno è l’unica spiegazione che resiste a qualsiasi critica. Non è neanche una spiegazione troppo pessimistica, in fondo non è detto che ’sta gente col tempo non possa darsi una svegliata, ma al momento questo è lo stato della nazione. Vi pare impossibile che un quarto della popolazione dell’italia settentrionale sia composta da idioti? E infatti, la percentuale reale è molto più alta, ma qui solo di lega si sta parlando.
Liberi di non credermi, di condurre le vostre indagini, di analizzare le ragioni sociali dello scontento e le modalità di estrinsecazione del disagio, l’oggettivizzazione del malessere anomico e qualsiasi altra cosa vi venga in mente. Io cerco solo di farvi risparmiare tempo e fatica, ma nel dubbio provate e vedrete. Io ci ho rinunciato, perché giungevo sempre alla stessa conclusione: il leghista medio è un coglione fatto e imballato. Magari lo sono pure io, per carità, ma non avendo rappresentanza parlamentare nessuno si sbatte a studiare le ragioni del mio disagio, quindi non lo sapremo mai con certezza.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.