24/3
2014

La memoria è una terra di nessuno

Camminavo per le strade di Trento quel 24 Marzo 1999, quando il mondo ha dichiarato guerra alla Serbia colpevole di avere un criminale al potere, uno dei tanti, di aver la faccia da colpevole, di essere stata nominata capro espiatorio per la coscienza sporca delle nazioni occidentali, all’epoca ancora lanciate verso un futuro radioso e prospero. Camminavo per le strade di Trento e non capivo, non conoscevo, ne discutevo molto con i compagni e cercavo futilmente di venirne a capo. Cosa stava succedendo, là in fondo ai Balcani?
Ero giovane, ingenuo e disinformato, ma non al punto da credere al telegiornale, mentre persone più sveglie di me aprivano squarci di verità sulle immagini dolorosamente compiaciute della televisione, bucavano le foto dei profughi senza nome sulle riviste patinate. Il ripugnante cinismo di D’Alema, l’opportunismo del centrosinistro al governo, mi davano il voltastomaco. Tutti dicevano che era necessario, l’unico modo per fermare l’hitler serbo. Non capivo. I presidenti democratici di tutto il mondo concordavano, era poi necessario spostare l’attenzione del gregge da quanto avveniva sotto le scrivanie presidenziali. Sono passati quindici anni. Sono ancora ingenuo e disinformato, ma meno giovane. Ho sentito le stesse storie ripetute decine di volte, in decine di contesti diversi. Le stesse messinscene, la stessa costruzione di una verità, di un nemico funzionale al potere costituito. Se il presente spesso mi sfugge, del passato qualcosa ho capito, irrazionalmente, a pelle, senza prove per i tribunali borghesi e democratici che comunque non giudicano i vincitori. Sono diventato allergico alle stronzate. Le bugie, le bombe su Belgrado, i caccia italiani in volo, il treno passeggeri, la manipolazione delle notizie, il mio stesso silenzio complice, i morti ed i feriti e le conseguenze del tutto ignorate, io non li ho mai perdonati. Le cicatrici si sbiadiscono ma non si cancellano, persistono nella nostra memoria, si dimezzano lentamente come l’uranio impoverito con cui abbiamo concimato i campi dei balcani.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.