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12/11
2007

La vita quotidiana nel 2006 (molti numeri, molto mal di testa)

Mentre il mondo con una mano sotto il tavolo cerca di scoprire se davvero Hillary Clinton ha un’amante lesbica*, vi segnalo la recente uscita dell’edizione aggiornata di uno dei grandi classici del thriller all’italiana: "La vita quotidiana nel 2006" di Istat, pseudonimo egiziano di Lucarelli. Nonostante la struttura narrativa possa apparire un po’ ripetitiva ed il linguaggio adottato abbia un che di antiquanto, alcuni recensori non hanno mancato di elogiare l’intreccio della trama ed il succedersi dei colpi di scena. La Repubblica, per esempio, sottolinea come secondo quest’opera nel 2006 più del 60% (ben il 60,1%) dei virgulti italici tra i 18 ed i 34 anni vivessero ancora con almeno un genitore, mentre nel 2005 erano solo il 59,5%. Il commentatore osserva sgomento l’apparente ingrossarsi delle schiere dei cosiddetti "bamboccioni", categoria sociologica inventata dal ministro Padoa Schioppa per dare un nome simpatico alle giovani sanguisughe antropomorfe che infestano le case italiane. Si prospetta un futuro di miseria, terrore e morte?
No, perché la Repubblica si dimentica di specificare che nel 2001 erano il 60,4%, quindi sono prima diminuiti di uno zero virgola, poi aumentati di uno zero virgola, ma senza che questo abbia una qualche parvenza di significatività statistica nell’arco dei cinque anni. La Repubblica sbaglia peraltro anche a commentare il dato successivo, facendo sembrare che la disoccupazione giovanile sia aumentata di due punti percentuali in un anno**, e sbaglia anche a trarre la conclusione che i parassiti siano restati a casa nel 2006 perché non trovavano lavoro, perché la correlazione si traduce automaticamente in causazione solo nel senso comune, nel giornalismo ed in qualche altra disciplina minore, ma non in statistica.
E’ triste, ma è così: la statistica è scienza crudele.
Repubblica rileva infine lo scostamento dei giovani da forme tipiche di aggregazione sociale quali la pratica religiosa e la politica: se ci infonde fiducia nel futuro sapere che la frequentazione di luoghi di culto è ormai passatempo per anziani, pare che alla maggior parte degli italiani, bamboccioni e non, la politica "non interessi proprio", che sia "troppo complicata", e qui andrebbe ricordato quel vecchio leninista di Lorenzo Milani secondo il quale "due fascisti e otto persone che non si interessano di politica equivalgono a dieci fascisti". Che poi la percentuale di persone che non si informano di politica, in costante aumento negli ultimi anni, sia doppia tra le donne che tra gli uomini è un ulteriore indicatore di quanto questo paese si stia talebanizzando.
Ma non è l’unica cosa inquietante di questo libro: il 39% degli italiani, per esempio, ha dichiarato di aver consumato farmaci nei due giorni precedenti l’intervista, e questo è un altro valore in costante crescita negli ultimi anni. Che se ne fanno di tutti quei farmaci? E’ solo l’età media che avanza, o stiamo diventando una nazione di ipocondriaci farmacodipendenti? Istat non ce lo rivela. E ancora: il 44% degli italiani ha letto almeno un libro negli ultimi 12 mesi. Mica male, eh? Nel 2001 non era neanche il 41%. D’altra parte, però, questo vuol dire che il 56% degli italiani in un anno non ha letto neppure un libro. Neanche quello di Totti, neanche il Codice da Vinci, perché poco ma sicuro si sarebbe ricordato di citarlo. Neanche uno. Considerando che il 52% degli italiani dichiara di aver scritto almeno un grande romanzo tuttora incompreso, questo significa che l’8% degli italiani sa scrivere ad occhi chiusi. Non è strano?
E poi, il 29,4% degli italiani (erano il 20,3% nel 2001) considera prioritario nel paese il problema della povertà, con punte molto superiori nelle regioni (ma và?) più povere. Quasi un italiano su tre. Praticamente un sardo su due. Ed i sardi generalmente hanno anche molta paura della disoccupazione (86,2%), poca paura della criminalità (47,3%) ed un coltello in tasca. Se io fossi un giornalista o un politico, questo mi spaventerebbe molto più della percentuale di bamboccioni che volenti o nolenti restano a casa dei genitori.


* La risposta è sì. Però non è Huma Abedin, ma Rosy Bindi.
** Cosa che può essere vera oppure no, ma i dati citati non lo dicono.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.