18/8
2009

Le gabbie aperte

Tornato in una fabbrica senza produttori e senza aria condizionata dopo una settimana di dure battaglie al mare, scopro che il nostro esimio Prez ha definito Bossi "un fratello". Mi pareva impossibile, infatti, che due figli di puttana del genere fossero una coincidenza.

Le ultime trovate del Boss, dopo aver imposto quel pacchetto di misure infami spacciate per sicurezza, hanno a che vedere con l’inno nazionale, il dialetto e le gabbie salari. Due cazzate e una mazzata, in perfetto stile Lega. L’inno nazionale italiano, per esempio, è vero che fa schifo, una stucchevole marcetta militare antiasburgica, ma sostituirla con "Me compare Giacometo" mi sembra eccessivo. Quanto al dialetto, che bello il dialetto, anch’io parlo il mio dialetto quando mi trovo con buzzurri che non sanno l’italiano o quando devo esprimere un brioso richiamo alle responsabilità divine nelle disgrazie che si abbattono sulla mia vita, parlare dialetto qualche volta è come tornare a casa, togliersi le scarpe e mettersi un paio di comode pantofole sformate. Ma non uscirei di casa in pantofole, non ci andrei al lavoro o a fare una passeggiata o al bar. Se la metafora non vi è chiara, continuate pure a votare lega.
Infine, la supercazzatona sulla quale Bossi sta puntando per strappare qualche altro punto alle regionali: le gabbie salariali. Se avete dodici anni e non siete mai usciti dal cortile della vostra scuola media, le gabbie salariali possono anche sembrarvi una buona idea. Voglio dire, al nord la vita costa più cara quindi è giusto che si prendano stipendi più alti, cioé è chiaro, no, cazzo? Già. Peccato che, tra le varie considerazioni che si potrebbero fare, 1. salvo un numero relativamente esiguo di realtà tutelate, perciò privilegiate, esiste già un netto divario tra gli stipendi di chi lavora al nord e quelli di chi lavora al sud del Paese* (provare per credere); 2. visto il più alto tasso di disoccupazione nel meridione, chi lavora deve comunque accollarsi statisticamente il compito di assorbire ed integrare il minor guadagno dei disoccupati, tanto più quanto più il welfare state va ad escort; 3. anche i servizi offerti dallo Stato sono di quantità e qualità di gran lunga inferiori al sud che al nord, a parità di tasse versate, perciò anche da quel punto di vista il presunto maggior potere d’acquisto è compensato da un maggior esborso per sopperire alle carenze dello stato sociale; 4. qualsiasi "gabbia" legislativa che regolamenti i salari avrebbe come rapida conseguenza una riduzione del potere di contrattazione dei lavoratori (di quei pochi lavoratori che ancora ce l’hanno) ad ulteriore vantaggio del padronato; 5. realisticamente, e contrariamente alle fanfaluche raccontate dai legaioli, un sistema di salari a due o tre (o dieci, o venticinque) corsie comporterebbe in breve tempo una diminuzione del potere d’acquisto per le corsie più lente, senza nessun reale vantaggio per quelle veloci. In parole povere: il tuo potere d’acquisto rimarrà lo stesso di prima, quello degli altri diminuirà, nessuno ne trarrà vantaggi, a parte chi gli stipendi dovrebbe pagarli. A meno che naturalmente non siate fiduciosi che il vostro stipendio, vivendo a nord, andrebbe ad aumentare più velocemente di quanto aumenti adesso, nel qual caso o lavorate molto a nord ed il vostro datore di lavoro si chiama Babbo Natale oppure siete degli inguardabili ottimisti. Insomma, siete davvero così convinti di voler finire ingabbiati? Massì, se credete ancora a Bossi, un po’ di gabbia non vi farebbe poi male.


* "Paese" si fa per dire.


P.S.: Alcune foto del mio paradisiaco soggiorno sulla Grande Isola Occidentale sono su flickr.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.