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27/8
2014

Le guerre dell’ovvio

"Viviamo la terza guerra mondiale, ma a pezzi". Con queste parole papa Francis I ha tentato di rasserenare gli animi dei cattolici qualche giorno fa, prima di aggiungere bonariamente che "Quando c’è un’ingiusta aggressione è lecito fermare l’aggressore ingiusto. Fermare solo, però: non dico bombardare, fare guerra." E quindi giù di Pater Noster, immagino.

Più o meno negli stessi giorni, il parlamentare grillino Alessandro Di Battista ha pubblicato sul blog del suo capo un lungo articolo intitolato "ISIS: che fare?" in cui passa rapidamente in rassegna le cause dell’attuale instabilità in Iraq e formula alcune proposte più o meno concrete per avvicinarsi ad una soluzione. L’articolo è a mio avviso molto interessante e, pur non contenendo né rivelazioni sorprendenti né idee particolarmente rivoluzionarie, credo sia una delle analisi più lucide e condivisibili che ho letto in giro. Non sono d’accordo con tutte le idee di Di Battista e penso abbia semplificato troppo alcuni aspetti della situazione, ma è comunque più approfondito e ragionato del pensiero papale.

Chiaramente, poiché viviamo in un Paese dove vige la libertà di opinione, la reazione generale è stata di profondo sdegno e varie tonalità di sarcasmo da parte di tutte le altre forze politiche e di tutti gli opinionisti, specialmente quegli intellettuali da tastiera che rappresentano la vera avanguardia rivoluzionaria italiana. Cosa ha scritto il parlamentare grillino di tanto offensivo? Che il sorgere di eserciti fondamentalisti come l’Isis è dovuto a decenni di neocolonialismo in Medio Oriente, in particolare all’invasione americana del 2003 ed alla gestione fallimentare del dopoguerra. Che alcuni uomini, non avendo altri mezzi per "fermare l’aggressore" dotato di una soverchiante potenza militare, ricorrono al terrorismo come strategia low cost ma efficace. Che dare armi ai curdi non è una bellissima idea, perché la storia insegna che terminato il conflitto attuale potrebbero rivolgere le stesse armi verso qualcun altro. Che per fermare quelli che definiamo unilateralmente terroristi non basta bombardare di più o inviare più droni, ma è necessario "elevarli a interlocutori" o come preferisco pensarla io "parlare con queste teste di cazzo come se fossero esseri umani". Soprattutto quest’ultima posizione ha sollevato un gran polverone: dialogare con i terroristi, con i barbari che decapitano giornalisti, uccidono bambini e sterminano cristiani? Con i fanatici che vogliono conquistare il mondo e massacrarci tutti? Vade retro, Satana! La posizione ufficiale del pensiero unico è che Di Battista sia un cialtrone, uno disposto a parlare con i terroristi ma non con il governo, un ingenuo, un filoislamista, un anti-occidentale per partito preso, un disinformato, uno che non ha rispetto per i morti ed un imbecille. Gran parte di queste caratteristiche gli vengono attribuite per il semplice fatto di appartenere al Movimento Cinque Stelle, suppongo, partito politico per il quale personalmente neanch’io nutro simpatia. Non che Di Battista abbia espresso solidarietà con i terroristi, d’altra parte, non che li giustifichi in alcun modo, ma lui da un lato vorrebbe "parlargli" a questi stronzi e dall’altro mette sullo stesso piano i morti provocati dall’Isis con quelli causati dai colpi di stato, dalle guerre civili scatenate dagli interessi delle multinazionali, dai bombardamenti americani ed europei. "E allora ci vada lui a dialogare con l’Isis!"
Di Battista scrive: "Occorre legare indissolubilmente il terrorismo all’ingiustizia sociale. Il fatto che in Africa nera la prima causa di morte per i bambini sotto i 5 anni sia la diarrea ha qualcosa a che fare con l’insicurezza mondiale o con il terrorismo di Boko Haram? Il fatto che Gaza sia un lager ha a che fare con la scelta della lotta armata da parte di Hamas?".

E allora Di Battista sta con i terroristi, mi pare chiaro.

Undici anni fa, sapevamo tutti benissimo che la guerra in Iraq avrebbe provocato un’estremizzazione del conflitto ed un aumento del terrorismo internazionale, allora ci accusavano di stare dalla parte di Saddam Hussein che gasava i curdi. E’ quindi con riconosciute doti profetiche che azzardo un’ipotesi su cosa succederà ora con l’Isis: condanneremo fermamente i loro crimini, li bombarderemo (con qualche piccolo danno collaterale, purtroppo inevitabile), aumenteranno le minacce di terrorismo internazionale, il conflitto bellico passerà da una fase di grande intensità di fuoco ad una lunga e stagnante guerriglia che farà soffrire soprattutto la popolazione civile, alcuni capi dell’Isis riceveranno infine abbastanza mazziate e mazzette da decidere di scendere su posizioni più accomodanti e saranno "elevati ad interlocutori" dai Paesi Occidentali, si arriverà ad una pace instabile ma remunerativa.

Poi, emergerà una nuova minaccia, terribile e disumana, che potrà essere affrontata solo armi in pugno per difendere la libertà e la democrazia. Ad libitum.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.