13/1
2011

Le parole sono importanti

referendum [re-fe-rèn-dum] s.m. inv.
1 Istituto giuridico in virtù del quale il popolo viene chiamato alle urne per esprimersi su questioni istituzionali e politiche essenziali || r. abrogativo, indetto per abrogare una legge o alcune sue disposizioni | r. propositivo, indetto per avanzare proposte di legge
2 estens. Consultazione diretta di una categoria di cittadini: indire un r. tra i lavoratori sull’accordo sindacale; indagine volta a rilevare l’opinione delle persone intorno a qlco.: la rivista ha indetto un r. tra i lettori
• a. 1892

ultimatum [ul-ti-mà-tum] s.m. inv.
• Nell’ambito del diritto internazionale, ingiunzione con la quale uno stato fa conoscere a un altro le proprie proposte su una questione, accompagnandole con la minaccia di rompere le trattative o di ricorrere alla forza se queste non verranno accettate: mandare un u.; estens. nel l. com., ingiunzione perentoria, che non ammette discussioni o repliche, anche in senso scherz.: i sequestratori hanno mandato un u.; in famiglia mi hanno dato l’u.
• sec. XVII

Diktat s. neutro ted. (pl. Diktate); in it. s.m. inv. (iniziale minusc.)
1 Trattato di pace imposto dai vincitori ai vinti senza possibilità di negoziazione
2 estens. Imposizione della propria volontà ad altri. Sinonimo: ordine
• a. 1942

ricatto [ri-càt-to] s.m.
• Intimidazione, di carattere materiale o morale, con cui si costringe una persona a pagare una somma di denaro, a compiere atti contrari alla sua volontà; estens. pressione psicologica, in senso scherz., richiesta a cui è impossibile opporre un rifiuto
• a. 1872

Marchionne: "Se non ci sarà il 51% di sì la Fiat investirà altrove, le alternative sono molte, ovunque, Canada o Michigan per esempio. Se vinceranno i No, torneremo qui a Detroit a festeggiare. Abbiamo fiducia che prevalga il buon senso."



[poi, in effetti, uno come lui cosa volete che dichiari. Spero che qualcuno gli righi la macchina.]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.