22/3
2010

Le sconsiderate avventure del giovane guerriero Tai-C, vol. 3

Mentre voi dormivate sereni nelle vostre case, o qualunque altra cosa steste facendo ieri tra le nove del mattino e le tre pomeriggio, si è svolto in quel di Roma il primo campionato intergalattico di tai chi. Evento al quale io, beninteso, ho partecipato, e al quale mi ero ben guardato di accennare prima per la naturale discrezione con cui affronto ogni evento che potrebbe avere esiti catastrofici. L’esatto motivo per cui io ed altri miei simpatici colleghi di arte marziale abbiamo accettato di affrontare questa sfida al momento mi sfugge, ma per quanto mi riguarda mi stupisco sempre della mia propensione ad accettare qualsiasi proposta vada al di là delle mie capacità fisiche e mentali, purché differita di un tranquillizzante paio di settimane. Settimane nelle quali ovviamente la consapevolezza si fa progressivamente strada nella mia mente trasformandosi via via in sospetto, nervosismo, panico incontrollabile e terrore puro, il tutto non sempre nel pieno rispetto dell’armonia tra gli opposti e dell’eleganza dell’universo.
E’ quindi in un clima di grande serenità che sabato mattina abbiamo affrontato il viaggio di discesa lungo lo stivale, su un’auto così piena di bastoni ed armi assortite che sembrava volessimo partecipare alla manifestazione dell’amore del pdl. L’unico evento degno di nota del viaggio è stata la sosta a Città di Castello, che non saprei ritrovare su una cartina geografica neanche se mi interrogassero con la fiamma ossidrica, dove ci siamo fermati a mangiare una deliziosa ciaccina fritta con il lardo e la fontina che rimarrà asfaltata nelle mie arterie per il resto dei miei (lunghi, mi auguro) giorni. Era prevista un’ulteriore tappa di ristorazione in una delle molte terme all’aperto dalle parti di Viterbo, città che non saprei trovare su una cartina geografica neanche se mi dicessero "guarda, non è molto lontana da Città di Castello", ma sfortunatamente in nessuna delle molte terme all’aperto dalle parti di Viterbo c’era abbastanza acqua e/o spazio libero per fare il bagno. Che fine avesse fatto l’acqua nun se capisce, ma si sospetta che le maledette multinazionali delle terme private se ne siano appropriate indebitamente per deviarle verso i loro impianti piccoloborghesi a pagamento. Inutile dire come questo abbia influito negativamente sulla nostra preparazione atletica.
Una volta raggiunto l’hinterland romano ed aver trascorso la notte campeggiati in un container, ieri mattina ci siamo finalmente recati sul luogo della gara pronti a dimostrare a tutti quei nerboruti praticanti di sanda, semi-sanda e compagnia cantante che si può essere ridicoli anche senza indossare i pantaloncini corti. Al termine di un’estenuante giornata di esibizioni a mani nude ed a mani armate, da soli e in gruppo, minuziosamente preparate o improvvisate sul momento, il risultato è stato comunque soddisfacente: ci siamo divertiti, le figure di merda sono state complessivamente meno eclatanti del previsto, abbiamo emanato quantità industriali di energia positiva e fuori dal palazzetto c’era un camioncino che vendeva panini con la porchetta davvero degni di nota. Per quanti non ritenessero un panino con la porchetta una ricompensa sufficiente per attraversare la penisola in lungo e in largo, accenno fugacemente al fatto che il nostro impegno, la nostra dedizione e la nostra insonnia sono state ricompensate anche con un carriolata di medaglie, delle quali tuttavia la mia innata modestia mi impedisce di vantarmi. A parte quella d’oro, che ho già provveduto a saldare sul cofano della Saxo.



(A comprovare la veridicità dei fatti narrati esistono alcune foto, che però non vedrete su queste pagine per nessun motivo al mondo. Lo dico solo per provocarvi un senso di frustrazione.)

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.