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2015

Lettera numero uno

Due anni fa, oggi, me ne stavo probabilmente in una qualche valle delle Dolomiti a guardare un lago. Ottimo cibo, ottima compagnia, come al solito. Ancora non ti conoscevo, ma già ti pensavo.
Chissà dov’eri tu, disgraziata, lungo una strada di campagna o nei sobborghi sudici di una grande metropoli, condannata all’abbandono dal tuo essere una femmina speciale. Chissà se scacciavi la solitudine piangendo, se ti disperavi, se spaccavi per la rabbia tutti i vetri di quella fosca città, o se ne stavi raggomitolata in silenzio, in attesa di aiuto. Il tormento.
Mi incuriosisci molto. Sei la cosa che mi incuriosisce di più al mondo, in effetti, ed io sono una cosa molto curiosa. Cosa ti piace, cosa sogni, come mangi, come dormi. Il suono della tua voce quando parli e quando canti, il peso della tua mano nella mia. Dove sei, dove sei stata in questi due anni, cosa ti trattiene, quanto a lungo ancora vorrai stare lontana. Tutto è un’incognita, la più grande in cui mi sia imbattuto. Una forma di vita straordinaria e sconosciuta, una scoperta rivoluzionaria ancora da scoprire, un’epifania non ancora rivelata. Un universo intero da esplorare. I minuti che ci separano non posso neppure contarli, mi limito a sgranarli uno ad uno digrignando i denti per la lontananza, consolandomi con una foto in cui sorridevi e guardavi altrove. Spero tu stia bene, anche se lontana. Spero tu non abbia paura quando scoppiano i temporali e sia molto distratta da passatempi bellissimi e frivoli. Il mio cuore è lì con te, non ti lascia sola un attimo, il corpo si trattiene a stento dal lanciarsi all’inseguimento.

Verrò a prenderti, un giorno.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.