26/12
2014

Lo spirito del natale presente

Sono passati quasi tre mesi. Sono passati quasi quattro mesi. È passato quasi un anno. Sono passati quasi dieci anni. Sono passati quasi trentotto anni.

Se dieci anni fa mi avessero detto che saremmo andati tutti in giro con un segnalatore gps infilato in tasca, che avremmo pagato per averlo, se mi avessero detto che avrei guardato serie tv in streaming invece di film, che avrei spedito auguri di natale a gente che non vedo mai, che non avrei più visto gente che allora vedevo sempre, se mi avessero detto che la vigilia di natale sarei andato a farmi tagliare i capelli dai cinesi e che sarebbero andati di moda i droni, forse non mi sarei stupito per niente. Certo speravo di averne di più, di capelli da tagliare.

Se ti ho mandato un messaggio di auguri per natale, non ti offendere. Ho fatto copia e incolla, lo ammetto, ma almeno non l’ho spedito a tutta la rubrica ed ho inserito il tuo nome a mano. Ti ho pensato, almeno per un momento. Nonostante l’acqua passata sotto i ponti, l’erba cresciuta e i cavalli campati. Ed auguro davvero, davvero, giorni felici a te e a chi ti è caro. Magari lontano da me, ma felici.

Se non ti ho mandato un messaggio di auguri per natale, lo stesso, non ti offendere. Magari ti ho pensato troppo, magari so che sei un marxista radicale con poco senso dell’ironia, forse il tuo numero di telefono è bruciato nel grande rogo della primavera 2006 o il tuo nome è balzato in rubrica troppo tardi, quando la mia pazienza per questo genere di cose era già terminata. Magari ti ho scritto e tu hai cambiato numero di telefono sedici volte dall’ultima volta che ci siamo parlati, o mi hai messo in blacklist. Ma auguro lo stesso giorni felici a te e a chi ti è caro perché in fondo, la vita è già fin troppo tirchia.

Prima dei telefoni col gps, dei droni e dei cardiografi da polso, prima delle dirette da piazza san pietro e del cristianesimo e del sole invitto, c’erano solo l’oscurità e la luce. C’erano dei cavernicoli che guardavano il giorno diventare sempre più corto ed il mondo sempre più buio e freddo: gli animali si nascondevano nelle tane, i semi non germogliavano, le piante avvizzivano. Giorno dopo giorno, la notte avanzava. Quando sembrava ormai che il buio ed il freddo avrebbero invaso ogni rifugio e spento ogni cosa viva senza lasciare scampo per queste fragili bestie senzienti, proprio allora l’incedere della notte si arrestava e la luce timidamente iniziava a riconquistare quel che aveva perso. L’inverno era ancora lungo, ma un altro ciclo ricominciava ed in quel primo giorno di luce nuova c’era già la promessa di un’altra primavera, di un’estate in arrivo. Per questo celebriamo la luce, per questo ci stringiamo attorno al fuoco, ai piccoli della specie ed agli spiriti affini in queste notti invernali ben poco magiche e sempre troppo lunghe.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.