22/9
2011

Losing my Padania

In questo giorno di grande lutto per la storia della musica, ma soprattutto per la storia dei REM, vorrei spendere due parole sull’ultima proposta di secessione della Padania sparata dai nostri cari amici leghisti, come si direbbe in un universo parallelo dove per curiose coincidenze etnolinguistiche la lingua italiana si fosse evoluta in un modo tale per cui la parola "amici" significasse esattamente il contrario di quello che significa qui da noi.
Sgomberiamo il campo da un equivoco: di tutte le proposte politiche dei leghisti, la secessione della Padania è paradossalmente la meno stupida e nociva. Non è grave come affondare i barconi degli immigrati, deportare gli zingari, marchiare a fuoco i clandestini, ma neanche come rendere obbligatorio l’insegnamento del dialetto o sostituire il cuscus con la polenta taragna. L’indipendenza della Padania non farebbe poi tanto male a nessuno, a meno che non siate di quelli particolarmente affezionati alla natura sacra ed indivisibile della patria, naturalmente, e che vibrano di sdegno risorgimentale al solo mettere in discussione l’unità della nazione, ma questi sono problemi vostri e francamente forse andrebbero anche curati. L’unità d’Italia (ma anche di Francia, di Russia, di Padania) non è altro che un momentaneo accidente del divenire storico e politico dell’universo e tra due milioni di anni, per dire, è molto probabile che ce ne sbatteremo i marroni.

Per me, sapete, se uno vuole chiedere l’indipendenza della Padania può benissimo farlo. Anche l’indipendenza del Veneto, o di Bitonto, se è per quello. Neanche l’Italia era unita ed indipendente, una volta. Io preferirei togliere confini piuttosto che crearne di nuovi, ma non tutti la pensano come me e se uno ritiene che per questo o quel motivo la Padania dovrebbe essere indipendente dall’Italia ha tutto il diritto di dirlo ad alta voce, di vedere se c’è altra gente che la pensa come lui e pure di fare propaganda alle sue idee, non siamo mica obbligati per legge a stare tutti insieme su ’sto vecchio campero e se anche fosse, si tratterebbe di una legge che i cittadini possono cambiare. Certo, per passare poi dal desiderio di indipendenza all’indipendenza vera e propria occorre verificare che i cittadini siano d’accordo, se non tutti almeno la maggioranza, e infatti i leghisti quando non sono dell’umore di minacciare un’insurrezione armata chiedono un referendum.

A molti la richiesta sembra offensiva, oltre che ridicola. Non si può fare un referendum per spaccare il Paese, non è neanche una proposta da prendere sul serio, è vietato dalla Costituzione, è una sparata elettorale. Io invece dico, facciamolo questo referendum, io andrei a votarci anche subito. Facciamo finta che sia legale, anzi, rendiamolo immediatamente legale e andiamo a votare sull’indipendenza della Padania. Immagino che sarebbero chiamati alle urne solamente gli elettori potenzialmente padani, una volta individuati i volubili confini che li contengono, ma anche lì: che possibilità di vittoria avrebbero i secessionisti? Zero barrato. I leghisti non sono poi così tanti, neppure nelle regioni più malfamate, e neanche tutti i leghisti sono favorevoli alla secessione. Un referendum sulla secessione servirebbe solo a sancire palesemente, numeri alla mano, che i cittadini del nord Italia preferiscono rimanere tali e contrariamente alla retorica diffusa non si riconosco in tutte le cialtronate delle camicie verdi, che i leghisti non godono di tutto il supporto di cui si vantano e che in definitiva sono dei ridicoli fanfaroni, magari insinuando persino tra i loro sostenitori il dubbio che anche il resto delle idee estremiste che promulgano siano altrettanto ridicole e impopolari.

Finiamola quindi di indignarsi, di scandalizzarci, di permettere loro di spacciarsi per martiri di uno Stato che teme il confronto e costringiamo invece i leghisti a mettere una buona volta le palle sul tavolo, misurandoli su questa così come su tutte le altre stronzate. Il popolo vuole l’indipendenza della Padania? Chiediamolo al popolo, cominciate a raccogliere le firme. Avete diecimila fucili pronti? Fateci vedere i ferri. Altrimenti, circolare, circolare, abbiamo altri problemi. Non limitiamoci a contestare l’idea, ma dimostriamo che è una cazzata in modo così eclatante, ma così eclatante, che lo possano capire persino gli elettori leghisti.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.