3/11
2007

Lotta di razza

Una volta erano gli albanesi: tutto quello che succedeva nel mondo, Kosovo a parte, era colpa loro. Ora tocca ai rumeni. Nessuno aveva previsto che con l’allargamento dell’Unione Europea ad est magari ne sarebbero arrivati un po’, come al solito si è preferito cincischiare ed aspettare di vedere come sarebbe andata. Ora, con la stessa faccia di tolla, dicono: "E’ andata male."
I rumeni sono delinquenti ed assassini, ladri e stupratori. Nessun distinguo, nessuna possibilità di appello. Tutto ciò che di male succede in questo paese, è colpa dei rumeni e/o dei rom. Categorie etnicogiornalistiche intercambiabili. I rumeni assassini. I rumeni stupratori. I rumeni che infestano le metropoli, che sfruttano la prostituzione, gli invalidi, i bambini. Le favelas alle porte di Roma. I giornalisti che arrivano fin sulla soglia del cesso ad intervistare l’anziano zingaro per chiedergli cosa ne pensa, lui, e cosa fa per vivere, e se quella è vita.
La destra che insorge, il centrosinistro allo sbando che per tirare a campare vara durgenza decreti per agevolare l’espulsione, i fasci che sbucano di notte dalla fogna putrida e sfogano la propria rabbia scimmiesca per nulla spontanea, ma ancora una volta manipolata dalla televisione e da chi ne tira i fili. Governo ed opposizione apparentemente litigiosi, ma concordi nel divulgare il razzismo di stato. Puah. Che paese di carogne, che siamo, a mettere la paura addosso ad un intero popolo, a farli scappare da questo stivale puzzolente per non finire accoltellati da qualche stronzo uncinato o morsi da qualche cane poliziotto.
Una volta, forse, questo era un paese migliore, che non aggrediva i più deboli per nascondere i vizi dei più forti, che non si sfogava contro capri espiatori indicati dall’alto, che sapeva distinguere, che ricordava. Oggi viene solo da vergognarsi.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.