25/3
2014

Mai sottovalutare le conseguenze dell’insonnia

In questo periodo soffro di insonnia. Non mi capita spesso. Resto a letto, gli occhi socchiusi, mi giro e mi rigiro alla ricerca di una posizione comoda, attendo l’alba, mi spazientisco e guardo la sveglia. 3.17.

Ricordo solo un periodo in cui faticavo a dormire, una decina d’anni fa. Ero molto triste, mi trascinavo al lavoro per abitudine e passavo le serate sul divano a fumare sigarette, bere tequila e contemplare il soffitto. Detto così sembra quasi epico, invece faceva schifo. Galleggiavo in una melassa nera, e nulla mi interessava. Questa breve esperienza mi ha fatto scoprire alcune cose su me stesso che ignoravo. Si può sopravvivere per mesi mangiando solo tarallini e pecorino brigante. Si può sopravvivere senza dormire. Si può sopravvivere anche controvoglia, per abitudine. E poi si può uscire, ricominciare a vivere, mangiare, dormire, senza dover rendere grazie a nessuno. Si perde qualcosa nel processo, parti di se stessi e di altri, persone intere, universi. Si guadagna qualcosa. Ci si scava una via d’uscita dentro, con un coltello.

Mai sottovalutare le conseguenze dei propri demoni.

Sono ormai undici anni che ho messo in linea il bloggo. Tutto era più semplice, allora, Internet era una prateria su cui le aziende facevano appena capolino e noi scorrevamo come indiani al galoppo, felici della libertà concessa. Poi sono arrivati i capitalisti. Oggi siamo tutti nelle riserve, ammansiti, a lanciare le nostre feroci urla di guerra contro gli steccati che ci proteggono. Pensavamo di poterci mostrare senza maschere, dietro sgargianti anonimati, pensavamo di essere protetti dalla nostra stessa umanità. Eravamo pionieri, siamo stati i primi a sbagliare. Chi è arrivato dopo l’ha capito prima, che anche qui la realtà andava protetta da filtri, che ci si può far male. Vedo giovani più vecchi di me.

Mai sottovalutare le conseguenze del progresso.

Mi alzo, scendo le scale, bevo camomilla. Pratico Taiji, pratico Qi Gong, bevo melissa e miele, olio essenziale di arancio amaro. Leggo pagine di un libro nojoso. Mi rilasso. Torno a letto. Non dormo, sereno. Conto le pecore. Milioni di pecore. Ogni volta che perdo il conto rimando tutte le pecore fuori dal recinto e le faccio rientrare ad una ad una. Tutte le pecore del mondo non bastano a farmi dormire.

Lascio giocare la mente con vecchie storie, gomitoli lisi, ricordi di ricordi. Sarebbe bello, da persone diverse, sedersi al sole o al tavolino del Cafe Tranquilidad e ragionare serenamente sul passato, gli errori perdonati e le stragi impunite. Non si giungerebbe certo alla verità, ci si scambierebbe soltanto qualche pezzetto di specchio per conoscerci meglio. Gli esseri umani, purtroppo, non funzionano così. Gli amici traditi e i traditori, le persone scomparse o abbandonate per pigrizia o mutuo disinteresse, per troppo amore e follia, per morte o destino. Non basta una vita a cancellare gli sbagli, le emozioni, il rancore, il senso di colpa e l’affetto, le bugie dette a fin di bene o per pararsi il culo, il dolore del gioco, il silenzio che si spande appena ci si volta le spalle. Questo sperimentare per una volta frammenti di verità non cambierebbe nulla, del resto, solo uno sguardo su strade che non potevamo o volevamo percorrere, piene di rovi alle nostre spalle. L’infantile desiderio di voler provare tutto, di poter fare a meno di scegliere per non dover rinunciare a nulla.

Mai sottovalutare le conseguenze dei propri errori.

Oggi è tutto diverso, mi interesso di tutto, mi innamoro di tutto. Corro dietro ai cani. Ho smesso di fumare, questo è l’unico passato che rimpiango un poco, le sigarette mi facevano compagnia. Per il resto, errori vecchi e nuovi arricchiscono la mia vita. Che battaglie stavo combattendo, quali stavi combattendo tu, chi si è bevuto tutta l’acqua sotto i ponti, dietro quale risata ti nascondi. Non mi mancano i capelli perduti e mi sono meritato ogni singolo pelo bianco della barba. Sono più felice, senza essere soddisfatto, ho grandi progetti, enormi paure, mi annoio di rado, questo è l’unico passato che rimpiango un poco. Sono cambiato, magari in peggio. La saggezza è una meta ben lontana, per noi cialtroni di periferia, l’armonia è difficile da raggiungere, per noi nati sotto il segno del punk. Ma come dice sempre il mio agopuntore preferito, rancore e rabbia non pagano. Avrei voluto vendicarmi, talvolta, di chi mi ha fatto male, ma la vita è già fin troppo dolorosa. Avrei voluto ripagare meglio chi mi ha fatto bene, ma la vita a volte è più avara di me. La nostra civiltà sta naufragando, dovremmo ritrovarci tra spiriti affini. Dovremmo scrivere.

Mai sottovalutare le conseguenze dell’insonnia.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.