2/5
2011

Meno male che siamo il bene

Osama Bin Laden, detto "zio Bin" dai suoi 4.832 nipoti, "Garbage Bin" dai detrattori e "Signor Zio Bin" da parte dei suoi seguaci, nacque nel 1957 a Lavarone (TN), una delle molte Città Sante dell’Islam, da una famiglia molto pia, musulmanamente molto pia. E’ stato del corso della propria vita di volta in volta imprenditore, nababbo, guerrigliero, cronista di Studio Aperto, capo terrorista, capro espiatorio terrorista, palazzinaro e per otto stagioni cameraman dell’Isola dei Famosi, dimostrando quindi una spiccata propensione ai lavori di merda che nessuno vuole più fare. 

Biografia
Diciassettesimo di cinquantaquattro fratelli, durante l’infanzia ebbe poche occasioni di sentirsi solo ma questa situazione non mancava di procurargli dei disagi anche gravi, soprattutto quando tutta la famiglia andava al mare su una vecchia 128. Ben presto il giovane Bin decise di affrancarsi da quella difficile situazione ed avviò una fiorente attività economica, in associazione con la famiglia reale Saudita e Vittorio Emanuele di Savoia. Fu un periodo molto duro, in cui dall’alba al tramonto ogni momento veniva dedicato al lavoro, ogni pensiero veniva dedicato ad Allah ed ogni centesimo veniva messo da parte per comprarsi la pleistescion, ma dopo quindici giorni suo padre morì e Bin Laden, volente o nolente, dovette diventare miliardario. In questi casi la maggior parte delle persone reagisce con un lutto più o meno duraturo e sofferto seguito da una lunghiiiiiiisssima vacanza ai caraibi ma Binny, ribelle anticonformista, decise invece di farsi crescere la barba ed andare a combattere i russi sul fronte afghano. Come è capitato a molti, fu questo episodio a cambiare la sua vita. L’esperienza della guerriglia contro i comunisti gli permise di conoscere ed apprezzare la durezza della vita militare, le asperità di un ambiente ostile e l’allegra serenità donata da un attentato ben riuscito, oltre che di venire in contatto con fieri compagni di lotta come i talebani, John Rambo, Gasparri* e la CIA, quest’ultima sua principale fornitrice di armi e principi liberali. Terminata la guerra con la sconfitta dell’esercito sovietico l’esultanza di Bin Laden fu di breve durata; aveva poco più di trenta milioni di dollari, poco più di trenta mogli e poco più di trent’anni, l’età in cui uno o si compra l’ipad o decide di smetterla di gioire per le guerre degli altri e mettersi in proprio. A metà degli anni Novanta fonda la celebre griffe Al Qaeda, che esordisce firmando l’esplosione di una nave americana parcheggiata dinanzi allo Yemen. Perché? Perché gli Stati Uniti sono nemici dell’Islam e fomentatori di peccato, e perché lì ci doveva parcheggiare il suo yacht. Altri sanguinosi attentati contro obbiettivi americani lo fanno presto diventare noto in tutto il mondo, tranne che in America. Frustrato, egli decide di organizzare il più terribile attentato terroristico che abbia mai avuto luogo al di fuori di un regolamentare e civile conflitto bellico, mandando alcuni aerei a schiantarsi contro le torri gemelle americane e provocando tra le altre cose:

- migliaia di morti che non c’entravano un cazzo
- due guerre e molte altre migliaia di morti che c’entravano ancora meno, per vendetta e rappresaglia
- ulteriori attentati di rappresaglia alla rappresaglia
- and so on

Indubbiamente, da quel giorno il marchio Al Qaeda è diventato piuttosto famoso, con uffici di rappresentanza in tutto il mondo. Zio Bin decise a quel punto di ritirarsi dietro le quinte e limitarsi a dirigere il potentato del terrore che aveva creato, accarezzando persiani albini (nel senso dei gatti) e pianificando altri spassosi modi di compiacere Allah, nonostante secondo molti a discapito di quest’ultimo si possa notare come mai Maometto abbia parlato specificatamente di aeroplani, stazioni della metropolitana o bombe, limitandosi ad un generico e diversamente interpretabile "Al mio segnale scatenate l’inferno".

(scusa Allah non uccidermi)

Per molti anni è calato un impenetrabile mistero su quale fosse il rifugio segreto di questo barbuto sultano del male, lo si immaginava nascosto in una caverna in afghanistan o magari in una caverna in pakistan, alcuni addirittura si spingevano ad ipotizzare che fosse nascosto in una caverna nel caucaso o in una caverna nel bel mezzo del centro di Orlando (FL), ma nessuno sospettava fino ad oggi che egli si celasse in una sordida villetta prefabbricata alla periferia di Unabotta, poco lontano da Islamad. Sul serio, Bin, che storia è questa? Una villetta? Assieme alla moglie e ai figli...? E la caverna? E le segrete in cui torturi i tuoi nemici? E lo schermo gigante su cui spii ogni loro mossa? Ed il fossato? I coccodrilli? Il vulcano con l’occhio di Sauron fiammeggiante? Ma che razza di cattivo sei, Bin? Naturalmente Osama Bin Laden non può più rispondere a queste ed alle molte altre domande che avremmo voluto porgli, in quanto è stato recentemente sopraggiunto da un gravissimo attacco di morte. O come dicono i media occidentali, così civili e compassati nell’affrontare il mistero della morte, è stato ucciso, freddato, ammazzato, eliminato, annichilito, terminato. Non ci credete? Bene, presto il suo cadavere trapassato dai fori di proiettile verrà mostrato, esposto, analizzato e possibilmente anche smembrato e diviso in piccoli pezzettini affinché ogni americano, ogni persona che ha a cuore la libertà, la democrazia ed i valori della società occidentale possa averne un brandello sanguinolento da tenere sul comodino. Ovviamente alcuni menagramo potrebbero far notare che la premiata ditta Al Qaeda è ancora ben attiva e funzionante e che in questo momento ogni terrorista del mondo sarà lì che si scrocchia le dita e tira fuori il tritolo dal congelatore, ma perché rovinare la festa al mondo libero?

Eredità culturali
Troppe, tutte negative. Tra queste non dimentichiamo la rielezione di George W. Bush, interminabili dibattiti con Giulietto Chiesa, la monopolizzazione di uno specifico giorno del calendario, un film di Michael Moore ed almeno una decina di puntate di Voyager, ognuna delle quali sarebbe sufficiente a giustificare la sua morte se in occidente non esistesse la radicata convinzione che un criminale vada rieducato, non punito e che comunque ad un reato per quanto sanguinoso non vada risposto con la vendetta, men che mai fisica, abitudine che invece era diffusa presso i popoli primitivi ed anche adesso in culture meno evolute.




* C’è da dire che in tutti i suoi videommessaggi diffusi dopo l’Undici Settembre, Bin Laden esordiva negando di aver mai conosciuto Gasparri.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.