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17/3
2008

Mitrovica non è in tibet

Dicono che una cinquantina di nazionalisti serbi abbiano occupato il tribunale della Nato a Kosovska Mitrovica, nel nord del kosovo, e che mentre i militari dell’Alleanza cercavano di sgomberarli siano stati esplosi colpi di armi automatiche contro di loro.
Poveri, poveri militari NATO, soli e indifesi contro i serbi cattivi.
Non dicono che i cinquanta(tre) "nazionalisti" erano impiegati del tribunale, estromessi nel ’99 dopo la guerra purificatrice promossa dagli U.S.A. e dai separatisti albanesi, che da una ventina di giorni protestavano senza successo per poter riavere il proprio lavoro e che da venerdì avevano occupato pacificamente l’edificio in segno di protesta. Non dicono che quando alle 5.30 del mattino diverse centinaia di soldati dell’UNMIK, su ordine dello pseudo presidente Thaci, hanno circondato l’edificio questi "nazionalisti" si sono lasciati arrestare senza oppore resistenza, che ne è seguita una protesta popolare per cercare di liberare gli arrestati e che questa protesta è poi degenerata in tumulto popolare. Non dicono che ci sono feriti sia tra i soldati internazionali che tra i manifestanti, cosa abbastanza naturale visto che si stanno sparando addosso ed i conti li faranno a fine giornata. Non dicono che forse la minoranza serba del Kosovo non sta coltivando il sogno della Grande Serbia, ma sta soffrendo nove anni di discriminazioni intervallati da qualche pogrom e teme, a torto o ragione, di cadere vittima della prossima pulizia etnica.
Alcune cose si dicono, altre è più opportuno tacerle, in perfetta coerenza con la sintetica teoria del giornalismo occidentale secondo cui anche la più legittima richiesta da parte serba rappresenta una minaccia, ogni rivendicazione diventa un’aggressione, e non basta che la serbia si sia lasciata scippare di una parte importante del suo territorio, deve esserne anche contenta, deve anche stare zitta, deve dire grazie. Una teoria così rassicurante che sembra uscita dalla penna dei fratelli Grimm.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.