O è natale tutti i giorni o non è natale mai."
(Montale e Saba, 1945)

(Vigilia del) Giorno della Memoria. Gli studenti di alcune scuole superiori del Triste Borgo " />

28/1
2008

Sedersi sui monumenti

"O è natale tutti i giorni o non è natale mai."
(Montale e Saba, 1945)

(Vigilia del) Giorno della Memoria. Gli studenti di alcune scuole superiori del Triste Borgo Natio si recano al cinema, dove i loro arguti professori hanno organizzato la proiezione de "Il tempo dei gitani" di Kusturica. Scelta insolita, probabilmente dettata dallo scontro tra il nobile intento di ricordare le persecuzioni (vecchie e nuove) subite dagli zingari e l’incapacità di trovare un film che rappresenti tali persecuzioni e il Porrajmos, il tentativo nazista di sterminare il popolo zingaro.
"Il tempo dei gitani" è un film meraviglioso, si saranno detti in buona fede questi professori, sicuramente commuoverà questi giovani pargoli come ha commosso noi, e li farà sentire più vicini alla cultura ed allo stile di vita del romantico e pittoresco popolo.
Ed avevano ragione, per quanto riguarda il fatto che il film fosse meraviglioso. Peccato che, come spesso succede, i professori partissero dal presupposto che i loro studenti fossero un branco di lobotomizzati disposti ad accogliere in riverente silenzio tanto il film che il successivo monologo sul tema dell’espertone di turno, accogliendo nel loro fertile cervellino adolescenziale lo stesso messaggio e le stesse emozioni da loro ricevute vent’anni fa, come se "i ggiovani" vivessero in un mondo vergine dove esistono solo pleistescion e cellulari. Per fortuna non è così, gli studenti hanno alzato le loro bravi manine ed hanno posto domande che in quattro e quattr’otto hanno messo alle corde gli interlocutori, spiazzandoli, ribaltando le prospettive. Domande che tradivano, purtroppo, il razzismo ed i pregiudizi e le incomprensioni di studenti cresciuti nello stesso posto pulito ed asettico in cui stanziamo noi adulti o adulterati, dove le emozioni vengono sussurrate con garbo a mezza voce, dove il termine "zingari" è sempre associato a furti, omicidi e sporcizia, dove la passione è follia la diversità misurata sul quaderno entrate/uscite e l’ignoranza inoculata a fini elettorali. Domande ed osservazioni comunque perfettamente prevedibili, del tipo:
"Perché far vedere questo film proprio nel giorno della memoria?"
"Cos’ha a che fare quella cultura lì con la nostra?"
"Ma insomma, se vivono in quel modo lì allora ho ragione ad avere paura!"
"Dopo aver visto questo film, io mi sento ancora più lontano dalla loro cultura."
"Rubano, uccidono, rapiscono i bambini... tutti i miei pregiudizi sono perfettamente confermati!"
Non che fosse un argomento facile, gli zingari, l’olocausto, ma non è neanche che servissero un genio della retorica o l’autorità di un premio nobel per smontare questi castelli di carta e di frasi fatte, per insinuare almeno il dubbio, almeno la curiosità, almeno la solidarietà umana. Invece, di nuovo purtroppo, l’espertone non si aspettava tanta impertinenza politically scorrect, e non ha saputo fare altro che abbozzare, arrampicarsi sugli specchi, snocciolare qualche luogo comune che prontamente veniva smascherato, ammettere l’autogoal, cercando disperatamente di far rientrare la discussione sui binari che lui aveva preparato, sul territorio conosciuto della retorica che non nuoce e non serve a nessuno. Il risultato incontestato di tanto giorno di tanta memoria è stato quindi quel "tutti i miei pregiudizi sono stati confermati", a dimostrazione del fatto che le commemorazioni fatte così, per decreto, senza convinzione, fanno più male che bene, sono solo sgabuzzini in cui seppellire coi massimi onori gli argomenti scomodi per potersene dimenticare e dedicare il resto dell’anno agli argomenti seri, la matematica, il latino, l’informatica, l’inglese. Ma poi diventa difficile, come forse hanno scoperto alcuni professori del Borgo, liberarsi in un giorno solo dell’inciviltà che si accumula per tutto un anno, specialmente se si è allo stesso tempo vittime e complici di questa stessa inciviltà, artefici di questa stessa ignoranza.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.