"Speriamo almeno fossero Audi."

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17/10
2011

Modern Welfare

"A Roma hanno bruciato delle auto."
"Speriamo almeno fossero Audi."

Sabato non sono andato alla manifestazione. Primo, c’avevo da fare. Ho la giustificazione del mio commissario politico, se serve. Secondo, non vedo perché fare tutta quella strada fino a Roma quando se voglio mia nonna è ancora disposta a picchiarmi gratis. Terzo, non ero riuscito ad andare a Genova nel 2001, e non mi piace assistere al remake senza aver visto l’originale.

Però abbiamo mandato in missione l’agente Nello, il noto provocatore barbuto la cui lingua è più efficace di una molotov tanto nel rompere i coglioni quanto nel cunnilinguus.

(Avete mai provato a farvi fare un cunnilinguus da una molotov? Provate. Sono sicuro che rimpiagerete Nello e la sua barbetta abrasiva.)

Il Nello ci ha riferito di scontri, cariche, scariche e tutto quello che avete letto nei giornali, ma con più suadente accento beneventino. Non ho le idee molto chiare, e non sono il solo. Che la gente sia incazzata non solo è comprensibile, ma è giusto. Che in mezzo a tutta la gente incazzata ci sia una minoranza che sfoga la propria incazzatura sfaciando cose, è prevedibile. Non è bello ma è prevedibile, specialmente se non trova altro modo di comunicare la propria rabbia, la propria frustrazione, se ogni altro canale comunicativo è negato o, peggio, non lo sanno usare. Quello che non capisco è perché, al momento, le auto incendiate e le manganellate in faccia se le sono beccate solo a Roma, mentre in altre 80 città del mondo le manifestazioni si sono svolte senza incidenti di rilievo. Siamo messi peggio, siamo più incazzati? E’ perché noi abbiamo non solo la crisi economica ma anche gravi problemi di democrazia, e la manifestazione non era quindi "solo" economica ma politica? O perché il movimento italiano è disorganizzato, approssimativo, poco propositivo?

Nun zò. Ci si ragionerà. Ma intanto.

Ovviamente tutto è stato strumentalizzato, le prossime manifestazioni saranno ancora più rare, più difficili e più violente. Si parla come al solito di infiltrati. Si sentono storie di Neri andati a fare il "master" in Grecia, col traghetto, a imparare la guerriglia urbana, di anarchici divisi in falangi. Come se due anni di guerriglia in Grecia avessero cambiato la situazione di uno zero virgola cazzo. Come se vedere gente vestita di nero parlare di falangi non dovesse farmi scendere un brivido lungo la schiena, istintivamente. Io penso che gli Indignati, al di là del nome che non si può sentire, abbiano tutte le ragioni, penso che oggi più che mai sia necessario rimettere in discussione tutto e farlo subito, anche in maniera radicale. Non sono un pacifista per partito preso, e so bene la distinzione tra la violenza di un sistema che ti condanna alla fame o alla morte per precarietà e la distruzione di oggetti simbolici ed insensibili. Ma io con chi mi parla di falangi, di bersagli, di volume di fuoco non ci voglio stare, io in questa guerra così Nera su entrambi i fronti non ci voglio entrare. Dicono che le manifestazioni pacifiche sono belle ma non servono a un cazzo. Ah, vero. Quante ne abbiamo fatte, quanto niente ci hanno ascoltato. Mancano però di dire che quelle violente sono brutte e non servono ugualmente a un cazzo. Tanto vale tenerci allora almeno la bellezza, l’inutile colore, prima di diventare brutti, tetri e assassini come quelli che combattiamo.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.