12/12
2011

Non tutti i monti vengono per nuocere

Prima di scoprire dal prossimo estratto conto che non c’ho più un euro, ho pensato di approfittare del ponte dell’immacolata per andare a farmi un po’ di vacanza. Poi non dite che sono lontano dai gusti intellettuali dell’italiano medio. Dopo una breve consultazione (dei prezzi) io & Amormio abbiamo scelto come destinazione una ridente valle dell’Alto Adige, la Val Casies che colgo l’occasione per salutare e ringraziare per l’ospitalità. Per i pochi che accidentalmente non dovessero conoscerla, la Val Casies è una valle che parte grosso modo da Monguelfo e sale verso nord fino ad entrare nel nulla del nulla che più nulla non si può, una specie di Molise del Sudtirol, il posto ideale per chi è in cerca di pace e tranquillità e del nord e del nulla. Per chi pensa che l’Alto Adige sia solo piste da sci e strudel e gente che parla con un buffo accento vorrei subito dire che sì, è tutto questo ma non solo, sarebbe come dire che la Calabria è solo schiacciata piccante o che cazzo ne so io, non sono mai stato in Calabria, perchè ho cominciato questa frase, continua a cadermi una virgola dopo l’altra, non riesco più a fermarmi, comunque c’è anche lo speck ed un sacco di ottimi dolci e quel pane molto buono con dentro i fichi e l’uvetta e le noci e dei cani giganteschi, non ho mai visto un cane altoatesino che pesasse meno di duecento chili. A parte questo l’Alto Adige è una regione normalissima della Svezia nella quale si possono fare un sacco di cose interessanti. Un giorno, per dire, ci siamo incontrati con l’Anna ed il suo fidanzo barbudo che pure loro erano in vacanza da quelle parti (eh, ma allora c’ha ragione il BBerlusconi) e siamo andati a vedere il riflesso dei monti sul lago di Braies. Peccato che, in modo del tutto sorprendente in una regione nordica d’inverno in alta montagna, la superficie del lago di Braies fosse completamente ghiacciata e coperta di neve e quindi non si vedesse altro che il riflesso della nostra delusione, ben presto mitigata dall’entusiastica constatazione che Uau, un lago ghiacciato, son mica cose che si vedono tutti i giorni e infatti ci siamo messi come cinni a scivolare sul ghiaccio o lanciare palline di neve nell’acqua per vedere se si scioglievano o scrutare con aria molto seria e pensierosa le cime dei monti. Poi, sempre con Anna e il Barbudo, siamo andati a gironzolare senza meta per le strade di montagna senza riuscire sfortunatamente a perderci ed infine siamo finiti a Dobbiaco dove ci siamo imbattuti fortuitamente nella parata dei Krampus, una specie di diavoli travestiti da esseri umani che secondo la tradizione locale se ne andavano in giro a molestare i bambini e sedurre le vecchiette, ma da quando la Chiesa Cattolica fa metà del lavoro si limitano a spaventare i turisti e a far sognare i fan del Signore degli Anelli. Il giorno seguente, invece, abbiamo vagato in lungo e in largo per la Val Pusteria, invadendo accidentalmente piste ciclabili, dando un’occhiata sprezzante agli inutili mercatini di natale e litigando con i frustrati sciatori di passaggio convinti che qualsiasi strada battuta ma anche qualsiasi superficie orizzontale di colore bianco fosse una pista da sci e pertanto di loro esclusivo dominio. Ieri, poi, mentre tutti si incolonnavano fedeli sulle strade del ritorno, noi ci siamo ricongiunti ancora con A+B e deviando per la spettacolosa val Badia siamo andati a Bolzano a visitare l’omino del Similaun, che a dire la verità non sembrava passarsela troppo bene. Magro, rinsecchito, completamente inerte, solo la mancanza di naso permette di distinguerlo da Fassino. Abbiamo però scoperto una curiosa somiglianza tra lui ed il Barbudo fidanzo dell’Anna, una somiglianza a dire il vero così spiccata - naso a parte - che non mi spingerei fino a definire una parentela ma quasi certamente lo è. Altra curiosità: in tutte le ricostruzioni, le foto, i filmati, l’omino ghiacciato ha sempre addosso un perizoma, si può ispezionare al microscopio un frammento del suo femore ma non gli si vedono mai le palle e questo non può che generare curiosità. Perché non si vedono le palle di Otzi, cos’hanno le palle di Otzi da nascondere? Faccio appello alla comunità scientifica perché risolva questo mistero.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.