30/10
2015

Non ve ne siete neanche accorti

Per qualche giorno questo bloggo è stato offline, a causa di uno spiacevole inconveniente tecnico: il mio provider si era distratto. Questi giorni di oscurantismo forzato e la remota possibilità che non fosse più possibile rinnovare il dominio mi hanno spinto ad interrogarmi su quanto io fossi ancora affezionato a questo posto dopo tanti anni, è la risposta è stata: piuttosto poco. Le persone per cui avevo iniziato a scrivere ormai sono quasi tutte scomparse, il tempo e la voglia sono sempre meno. Soprattutto, scarseggia il materiale di cui scrivere in un momento in cui le opinioni sono diventate una merce decisamente inflazionata mentre i fatti non interessano più a nessuno.

Poche settimane fa, ad esempio, un ospedale di Medici Senza Frontiere è stato bombardato a Kunduz, in Afghanistan. Sono morte almeno 22 persone: 12 operatori dell’organizzazione e dieci pazienti, tra i quali 3 bambini. Dopo meno di una settimana già non ne parlava più nessuno, la notizia era pressoché sparita dai giornali ed è passata inosservata in tv. Tutti discutono delle ultime discutibili prodezze di Valentino Rossi, discettano di vaccinazioni, carni rosse e teoria gender.

Molti anni fa, si era diffusa questa convinzione che fosse importante "consapevolizzare" le persone. Credo che si fosse più o meno nel periodo di grande diffusione di Internet: di punto in bianco avevamo a disposizione un sacco di informazioni e volevamo condividerle, fare in modo che più gente possibile sapesse. Gli intrighi della Monsanto, la rete di aziende controllate dalla Nestlè, i contadini indiani e gli zapatisti in Messico. Eravamo convinti, forse, che essere consapevoli di un problema fosse il primo passo per risolverlo. Sbagliavamo, evidentemente. Tutta quella consapevolezza non era un primo passo, non ha portato a niente. Oggi siamo consapevoli di tutti i problemi. Sappiamo dove e come vengono estratti i metalli rari dei nostri smartphone, che sostanze vengono spruzzate su frutta e verdura per farle apparire più belle nei banchi del supermercato, come vengono allevati e uccisi gli animali che mangiamo, quanto vengono pagati gli operai che cuciono le nostre scarpe ed i nostri vestiti, quanto e da chi sono corrotti i nostri governanti. Cosa è cancerogeno e cosa no. Non ci interessa, scegliamo di far finta di non sapere, di pensare ad altro. Ci raccontiamo che tutti mentono e che la verità è ormai impossibile da conoscere. Aiutati dai social network, ci rifugiamo in microcosmi di persone che percepiamo simili e selezioniamo accuratamente solo quello che vogliamo sentirci dire. Il sano relativismo culturale è stato soppiantato da un’atomizzazione selvaggia del pensiero, in cui l’opinione anonima di uno stolto qualsiasi ha lo stesso valore di una ricerca scientifica, in cui qualunque cosa contraddica la mia esperienza diretta e quindi i preconcetti ed i filtri con cui interpreto la mia vita diventa una bugia, una congiura contro di me. Sono giunto alla conclusione che consapevolizzare, quindi, non serva a nulla. Le informazioni sono diventate inutili, i dati di fatto irrilevanti, non producono più risultati concreti e modifiche alla realtà sensibile ma solo un soffice effetto sedativo. L’universo simbolico non ha bisogno di altre parole, se non per il loro valore estetico.

Ciononostante, poiché sono un essere contraddittorio e problematico, sono ancora qui e non intendo andarmene. Se non altro per me stesso, per il piacere di battere le dita su questi tasti, di sentirmi frizzare i polpastrelli mentre scrivo, e per quei due o tre stimatissimi lettori che ancora bazzicano da queste parti.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.