10/2
2012

Non venitemi ad insegnare l’austerità

Io solitamente mi trovo fuori moda, scopro e mi appassiono a cose che altri hanno abbandonato da anni o odiato da sempre, o rimango caparbiamente attaccato a cose che. A volte invece mi trovo ad amare quello che amano tutti, ma per motivi diversi. Sono insomma quello che in tempi più civili, prima dell’oscurantismo prima dell’impero, si definiva un bastiancontrario, ora forse uno stracciacazzi. A me, per esempio, piace l’austerità.
Sarà che sono un ragazzo (seh) nojoso e reazionario, sarà che ho ricevuto un’educazione spartana perché mancava la pilla per i passatempi ateniesi, sarà che tra i ricchi e poveri raramente capita di poter scegliere a che gruppo appartenere, sarà, sarà quel che sarà, ma io sono in effetti a favore di ragionevoli forme di austerità. Non necessariamente, però, dell’austerità che intende il nostro stiloso Mario Catone Monti e pure un po’ Porcio.
Sono a favore di tenere il riscaldamento non molto alto, solo nelle stanze in cui serve, del sudare d’estate. Di un tetto massimo al costo del vestiario. Delle auto che consumano poco, ideologicamente sarei a favore soprattutto delle biciclette, anche se la mia ha la ruggine. Delle lampadine a basso consumo, dei computer spenti, delle televisioni senza led di stand by. Sono a favore degli sport che non costano niente, della verdura dell’orto e della pizza fatta in casa. Sono favorevole al lavoro che produce qualcosa, e sarei a favore che venissero dati più soldi a chi fa quei lavori, meno soldi a chi sta fermo a guardare i numeri del proprio conto in banca. Sono a favore di consumare meno, guadagnare meno, lavorare meno, lavorare tutti, avere tutti un tetto e di che vivere. Sono a favore degli uomini con la barba e delle donne che lottano, dei politici che si interessano al bene comune ed al lungo periodo, dei cittadini che si informano, delle mattine d’inverno col sole. Del vino rosso, del sedersi sugli scalini. Sono a favore del fuoco di legna, dei regali che costano poco, delle telefonate senza fini di lucro, della redistribuzione della povertà.
Sono contrario, assolutamente contrario alle giacche grigie e alle facce da beccamorto, ai sacrifici che mirano alla difesa dello status quo, al marmo delle banche, delle scale e delle tombe, all’emergenza ed alla paura, alla boria spacciata per serietà e spesso anche alla serietà tout-court, ai milionari che dicono ai poveri di fare la loro parte. Sono a favore di una dignità giocosa, del meccano, di un’austerità colorata. Sono assolutamente a favore degli ossimori.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.