29/1
2009

Battisti, note a margine

Preferisco astenermi dal dispensare il mio autorevole parere sul caso Battisti, sulla sua innocenza o colpevolezza, su cosa si debba cercare di fare di lui. Non ne so poi molto, il caso è complesso ed un sacco di gente che sembra informatissima sull’argomento ha già detto e scritto tutto ed il contrario di tutto.
Più che altro, mi sembra interessante osservare la reazione pubblica sulla vicenda. Da un lato ci si atteggia ad un certo sdegnatismo di maniera, "come si permettono questi brasiliani di intromettersi nei nostri affari nazionali, non potrebbero limitarsi a giocare a calcio, sculettare in bikini e fare quello che fanno di solito?", dall’altro prevale un generale chissenefrega. Da quando questa faccenda è tornata ai cosiddetti onori della cronaca, su Battisti ed il balletto di scambi diplomatici con il Brasile è fiorito un ammontare di battute quali non se ne sentivano dalla morte di Lady Diana, più che dibattiti giuridici o riflessioni storiche. D’altra parte, se chiedo in giro chi sia Battisti, più che un generico "terrorista" non mi sento rispondere, è un assassino, dicono, un latitante, quelli che ne sanno qualcosa di più dicono che ha scritto dei libri noir (che nessuno ha letto) ed è amico di una scrittrice francese. Se si sente parlare tanto di lui, è perché ne hanno fatto un divo da rotocalco, perché ne hanno fatto uno scandalo, ma nessuno lo conosce abbastanza bene da poterlo odiare sinceramente, non fa parte né della nostra vita né della nostra memoria. Ma lo sapete quanto tempo è passato dagli anni Settanta? Ve lo dico io, quasi trenta anni. Un sacco di gente, me compreso, quando Battisti ha compiuto gli omicidi per cui è stato condannato non mangiava ancora cibi solidi. Gli anni di piombo, la quantità catastrofica di lutti che hanno causato a questo paese ed il destino dei suoi sciagurati protagonisti anima solo i discorsi dei politici, e solo quando periodicamente fa comodo minacciarne la possibilità di un ritorno o, come in questo caso, offre loro l’occasione di sparare fanfaronate per impressionare il pubblico: richiamare l’amabasciatore, scrivere lettere, battere i pugni sul tavolo... ed infine propongono di annullare una partita di calcio, perché quello sì che tocca il cuore della gente. Però! Ho un’idea migliore, perché non se la giocano a calcio l’estradizione di Battisti? Chi vince, se lo piglia. Non è neanche una questione di appartenenza, se non forse per qualche ex gauchista che si attacca nostalgicamente alla giovinezza perduta. L’idea di Proletari Armati oggi fa più ridere che piangere. Per molti il conto con quegli anni è già chiuso, i vincitori esaltati, gli sconfitti sepolti. Per altri, purtroppo, e per me, ci sono troppi morti e troppe stragi nella storia di questo paese che in troppi hanno scelto di dimenticare, per poter fingere che ci interessi poi tanto del futuro domicilio di un Cesare Battisti.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.