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14/1
2009

O magari esiste e l’autobus esplode

bus ateiA volte (oggi è una di quelle volte) mi domando come sia possibile che tanta gente trovi ancora nel 2009 così spassoso impiegare il tempo a disquisire sull’esistenza, o sulla mancanza di esistenza, o sull’immanenza di dio. L’occasione scaturisce dall’inziativa dell’UAAR (che sembra il rumore che fa il campanello di Dylan Dog, ma dovrebbe essere una sigla e sicuramente c’è la parola "ateo" in mezzo) di far girare per Genova degli autobus con su scritto "Dio non esiste", e dalle reazioni a questa iniziativa, e dalle reazioni alle reazioni fino al topolino che al mercato mio padre comprò. Se è possibile saltare a pié pari e con una pernacchia quanti affermano che un messaggio del genere offende la sensibilità religionista, alcuni ritengono tuttavia che non è possibile dimostrare "scientificamente" e neppure "logicamente" la non esistenza di dio, quindi sostenere che "dio non esiste" è più o meno altrettanto razionale quanto sostenere che "dio esiste". Cioé, non è razionale. E’ una professione di fede, in un certo senso. Altri ribattono che si tratta di una legittima presa di posizione rispetto alla prepotenza della Chiesa, che trae dalla pretesa e scontata esistenza di dio l’origine del proprio potere spirituale e soprattutto materiale: ovvero, se il papa può affermare perentoriamente che dio esiste, ed in virtù di questo influenzare la vita pubblica e privata di un miliardo di gonzi che gli credono, allora è diritto di chiunque ricordare che invece dio no, non esiste, stiamo bene anche senza, vedete che bugiardone è il papa? Insomma, ci si confronta su cose molto serie, uno di quei grandi dilemmi dell’umanità che dovrebbero dare un senso alla nostra esistenza, e lo si fa con i soliti toni ed argomenti da bambini dell’asilo. Solo che i bambini dell’asilo di solito riservano tanta veemenza ad argomenti un po’ più concreti, come la potenza dei Gormiti o il prezzo della ketamina, e non lo fanno per attirare l’attenzione della televisione sull’argomento. Dio esiste? Dio non esiste? Ha la barba, otto braccia, le mammelle? C’è un solo modo per saperlo, ma nonostante il gran dispendio di energie speso per discuterne nessuno sembra avere particolarmente fretta di andare a verificare di persona. La questione diventa ancora più spinosa quando si affronta il tema dell’esistenza di Allah: da un lato il tizio ha un pessimo ufficio marketing, dall’altro è pieno di gente ansiosa di andare a verificare di persona la sua esistenza. Però poi non danno più notizie, quindi non è che cambi molto dal nostro punto di vista. Al limite uno si guarda attorno e si fa un’idea in base agli elementi che ha a disposizione: fame nel mondo, guerra, pestilenze varie, berlusconi, riscaldamento globale, giusy ferreri, pedofilia, traffico d’organi, aids dei gatti, windows vista, fiat qubo... Probabilmente dio esiste, ma gli piacevano di più i dinosauri. Senz’altro se esiste non si sta curando granché dei nostri affari, o se lo sta facendo lo fa in uno di quei modi contorti e misteriosi che nessuno capisce e porta a risultati difficili da interpretare (tipo David Lynch o Albus Silente). Insomma, anche se teoricamente potrebbe esistere, ai fini pratici dio non esiste, perché se esiste fa finta di non esserci, o fa finta di avere altro da fare, tipo ispirare indignate proteste contro la sperimentazione sulle staminali o scaricare suonerie. Certo, se avesse una pagina su Facebook sarebbe tutto più semplice (anche se io non lo verrei a sapere, quindi potrebbe anche averla, quindi potrebbe anche esistere, quindi siamo punto e a capo). Ma non ci si potrebbe, in fin dei conti, regolare nei confronti di dio allo stesso modo in cui lui si regola con noi? Non è che la mia vita sia costellata di eventi sovrannaturali ai quali devo urgentemente dare un senso, non devo neanche prendere l’autobus a Genova, pertanto chissenefrega se esiste dio, quando il mondo è tanto ricco di agenti vaticani da combattere.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.