30/11
2009

Per la guerra civile servirebbe un paese civile

Il Prez continua a lamentarsi di essere perseguitato dai magistrati. Ultimamente è riuscito persino ad affermare che tale persecuzione rischia di portare l’Italia alla guerra civile, affermazione che in molti paesi causerebbe gravi problemi al capo del governo ma non in Italia e non a lui perché lui, eh, è perseguitato dai magistrati e quindi qualche piagnisteo glielo si perdona. Se non fosse ormai evidente che il Prez non è stupido verrebbe da pensare che lo sia, perché in questo sciagurato paese non c’è niente di altrettanto sicuro quanto il fatto che il Prez non è affatto perseguitato dai magistrati, e lui lo sa meglio di chiunque altro. Nessuno potrebbe fare le cose che ha fatto il Prez, essere beccato e continuare a vivere a piede libero, non dico se i magistrati lo stessero davvero perseguitando, ma anche solo se i magistrati svolgessero veramente il loro presunto compito che si articiola in a) accertare che qualcuno ha commesso un reato e b) costringere il reo a scontare una pena proporzionale al reato commesso, che di solito comporta un soggiorno obbligato presso le patrie galere. I magistrati con il Prez a malapena riescono a fare il passo a), al b) non ci arriveranno mai. Ma mai, mettetevi il cuore in pace. Se davvero qualcuno si aspetta che prima o poi il Prez finisca in prigione, uno di quei lussuosi alberghi con le sbarre alle finestre e le saponette nelle docce, è meglio che se lo tolga dalla testa. Tutta la manfrina che va avanti ormai da una ventina d’anni, la cosiddetta "persecuzione", serve solo a dare un po’ di pepe alla farsa politica italiana, qualche argomento allo scialbo centroexsinistra e qualche scusa al boss per continuare a chiagnere mentre ci fotte. Non c’è nessuno in questo momento che rischi di andare in galera meno del Prez, a prescindere dai reati che potrebbe avere commesso.
Non lo dico per fare catastrofismo. Il Prez è il capo del governo, controlla i mass media ma soprattutto è uno degli uomini più ricchi d’Italia, forse il più ricco, chennesò. E’ un dato di fatto che in nessuna democrazia parlamentare borghese i miliardari finiscano in carcere, se non eventualmente per un brevissimo soggiorno catartico. Potete avere tutta la fiducia del mondo nel sistema giudiziario, nella magistratura, nello stato di diritto, nella democrazia rappresentativa, ma in un paese "democratico" non succederà mai che un tizio con tutti i miliardi che ha il Prez sconti i propri reati in prigione, così come non succederà mai che un operaio o un benzinaio o una commessa dell’auchan diventi presidente del consiglio. Può capitare che un miliardario venga condannato, si faccia due simboliche notti in buja e poi venga messo ai domiciliari, può accadere che perda una frazione del suo potere e sia costretto a ritirarsi dalla scena pubblica, ma non accadrà mai in una democrazia di questo tipo che egli subisca la stessa sorte che spetta, per esempio, allo spaccino colto in fragrante nel parco pubblico, ovvero botte e galera come molti gli augurano. Rassegnatevi, o rassicuratevi, se siete tra i coprofili che lo votano. La democrazia occidentale ha molti pregi, tra i quali la quasi totale mancanza di concorrenza ed una remota possibilità di sbarazzarci del Prez con strumenti extragiudiziari, ma è difficile negare che abbia prodotto un sistema di diritti ad aliquote. Del resto il Prez è solo un esempio qualsiasi, come lui ce ne sono stati altri prima e ce ne saranno altri dopo. Se state pensando che bisogna ammanettare il Prez per cambiare l’Italia, state guardando il problema dalla prospettiva sbagliata.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.