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9/2
2009

Per un’arte marziale al servizio del popolo

Una cosa del genereSecondo un sondaggio che mi sono appena inventato, ma non per questo meno realistico di quelli che leggete di solito, le persone di sinistra sono mediamente più belle ed intelligenti di quelle di destra. Questo risultato non vi sorprende, immagino. E’ emerso tuttavia un altro dato scioccante: quelli di sinistra sono mediamente sottorapresentati in quegli sport in cui l’obbiettivo è menare le mani, i piedi o altre parti del corpo. Sono giunto a questa conclusione ieri, dopo essermi recato con Amormio in un triste paesuncolo da stereotipo veneto (capannoni, villette, nebbia) ad assistere ad uno dei tanti campionati di arti marziali. Finite le gare di kung fu, wu shu ed altre manifestazioni di agilità colorate, potenzialmente distruttive ma sostanzialmente non assassine, ci siamo fermati un’oretta a guardare la gente che si menava a suon di kickboxing, mk1, muay thai ed altre sofisticate tecniche per farsi male, e mi è balzato agli occhi come gli atleti di queste specialità sembrassero per la maggior parte dei naziskin in libera uscita. A dire il vero, non che io sia andato a condurre un’inchiesta sulle loro opinioni politiche, ma l’aria era quella: capello rasato, sguardo truce, pantaloni militari infilati negli scarponi neri, t-shirt nere, tatuaggi con la faccia di ratzinger da giovane. Non il genere di persone che passa il sabato sera ad accarezzare coniglietti o a discernere di cinema indie. E insomma, mi son chiesto cosa potrebbe fare un compagno se se li trovasse davanti ad una manifestazione, per dire, o mentre sta disquisendo di cucina biologica con degli amici in una stradina buia di periferia, chisti che già sono grossi e cattivi ed in più ti sanno anche infilare il gomito in posti che non sapevi neanche di avere. E perché tutti quelli che si impratichiscono in questo genere di arti marziali debbano per forza avere una faccia del genere, da buttafuori di lap-dance o ultrà dell’hellas. Giustamente a quelli di sinistra la guerra e le armi e la violenza ripugnano, ma lasciare a questi ceffi il monopolio della competenza marziale non mi sembra una decisione particolarmente saggia: a che ti serve essere mediamente più bello ed intelligente, se un armadio fascista da centoventi chili ti fa diventare stupido a colpi di ginocchiate in faccia? Chiunque può convenire che porsi in quel momento il dilemma etico servirebbe a poco. Lancio quindi un appello affinché alcuni compagni, scelti tra i più prestanti, prendano in considerazione l’ipotesi di dedicarsi con maggiore impegno alla coltivazione delle arti marziali, magari strutturandosi in un’organizzazione di mutuo soccorso che non tradisca l’eredità culturale della nostra parte politica, tipo Arditi del Popolo, per capirci, e soprattutto affinché questi compagni accorrano compatti e veloci come il fulmine nel caso mi sentissero urlare da una stradina buia. Io intanto potrei pensare ad un nome grazioso*, ed allenarmi ad urlare molto forte.


* Tipo, "Impiegati Armati di Buone Intenzioni".

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.