23/4
2010

Piove sul giusto e sull’iniquo

Non sempre è facile comprendere quello che succede in questo paese, soprattutto se ci si ostina a dire no alle sostanze psicotrope. Perciò mi è sembrato importante fare un piccolo riassunto della situazione, senza grandi pretese, giusto per sapermi riorientare nell’androne politico (si dice così, no?) quando l’effetto di questo maledetto francobollo lisergico avrà finito il suo effetto.

1.) Fini dice che non c’è democrazia nel pdl.
Mica se n’è accorto ieri, lui erano anni che voleva dirlo, ma poi per un motivo o per l’altro non c’è mai stata occasione. Succede anche a me, di avere in mente qualcosa di assolutamente importante ed urgente da dire e di non riuscire a dirlo, e poi quando lo dico tutti mi guardano storto e sbottano eh, ma potevi anche dirlo prima. Ed io ho molti meno impegni di Fini, me lo immagino. Me lo immagino, alla Camera o in una di quelle riunioni molto serie di postfascioni, che si schiarisce la voce ed apre la bocca per dire che non c’è democrazia nel partito e all’improvviso Gasparri se ne esce con una cazzata e tutti ridono, o squilla il telefono, o c’è un terremoto, una tremenda inondazione, le cavallette, o salta su una pop up per dire che le mucche su farmville stanno tutte morendo, si distrae un attimo e la faccenda gli scappa di mente. Capita! Ma ora finalmente l’ha detto, forse non pensava di essere ascoltato ma l’ha detto.

2.) Si è scatenato un bel casino nel pdl.
Perché se c’è una critica che Berlusconi non può accettare è che lui sia entrato in politica per evitare guai con la giustizia, se ce ne fosse una sola, ma un’altra che proprio non gli va giù è che lo si accusi di essere basso, o anche mafioso, o che sfrutti le proprie televisioni per vincere le elezioni, o che paghi le tipe per portarselo a letto, o che non gli tiri, ma se ci fossero, poniamo, mille critiche che Berlusconi non può accettare, una di queste sarebbe senz’altro che nel suo partito non ci sia la democrazia. Era un’accusa che non gli piaceva nel partito che aveva prima, quella specie di culto della sua persona che aveva fondato con annuncio televisivo e di cui si era autoproclamato unico leader, ed a maggior ragione gli ripugna in questo, che ha tirato fuori dal culo cilindro in mezzo alla folla giuliva senza neppure consultare i propri alleati.

3.) Berlusconi si vuole liberare di Fini.
Colpo di scena! Perché niente dice "democrazia" quanto cacciare dal partito chi è in disaccordo con la leadership, come giustamente insegnava l’Unione Sovietica. Ma così come nessuna festa è una vera festa finché un pazzoide ubriaco non inizia a pisciare nel punch, nessuna bega di maggioranza è divertente finché non interviene Bossi, e Bossi è intervenuto annunciando che farà da paciere tra i due contendenti oppure straccerà l’alleanza e farà cadere il governo, a seconda che l’abbia vinta la sua metà buona o quella malvagia. Se qualcuno se lo stesse davvero chiedendo, la metà buona è quella con l’ictus.

4.) Bossi teme ostacoli sul percorso delle riforme.
Dove per "teme" naturalmente si intende "spera", perché da quando ha abbandonato la sua idea della Padania come repubblica spaziale indipendente (l’ha lasciata nell’altra metà di cervello) tutto il programma politico di Bossi si basa sulle riforme. Quali riforme non se lo ricorda, il che è un bel problema per gli alleati che cercano di accontentarlo. Tutto ciò che gli è rimasto in testa è il federalismo fiscale, che è già un bel po’ di più di quello che ha in testa suo figlio, ma se per caso il governo riuscisse a mettere in atto questo benedetto federalismo fiscale poi Bossi che fa? Di che parla tutto il giorno? Per non parlare del rischio concretissimo che il federalismo fiscale si riveli un pacco terribile anche per i suoi elettori, e allora come giustificarsi dopo vent’anni di promesse mirabolanti? Meglio far cadere adesso il governo, tanto come ha anticipato Zazà "si sa di chi sarebbe la colpa", e continuare a cavalcare la tigre a tempo indefinito.

5.) Non ci sono più le mezze stagioni.
Tra intrighi, alleanze, minacce, promesse mancate e bisticci vari ormai il partito di maggioranza sembra soffrire di tutti i peggiori difetti del partito di opposizione, il che è reso estremamente più agevole dal fatto che il partito di opposizione ha da tempo fatto tutto il possibile per assomigliare al partito di maggioranza. Se si andasse a votare ora, Marx ce ne scampi e liberi, avremmo di fronte due forze politiche praticamente identiche, afflitte dai medesimi mali e con programmi politici equiparabili. Solo che una delle due ha almeno un leader nano e mafioso (ma democratico, eh, nun te incazzà) mentre l’altra un personaggio assolutamente marginale e privo di carisma. Per non parlare poi del PD.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.