7/1
2008

Qualcuno fermi Zhang

Dopo mesi e mesi e mesi di affannosa ricerca, pochi giorni fa sono riuscito finalmente a vedere "La città proibita". Giusto per incominciare il duemilaerotti all’insegna delle Grandi Delusioni.

(sospiro)

Il primo quarto d’ora è tutto un sussegguirsi di personaggi avvolti in pesanti drappi colorati che si inchinano sottolineando a voce alta il fatto di essersi inchinati.
"Mi inchino di fronte all’imperatore."
"Mi inchino di fronte all’imperatrice."
"Mi inchino di fronte al principe ereditario."
"Mi inchino di fronte alla saponetta."
ecc.

Inoltre, quasi sempre i personaggi sono introdotti da fastidiosi cerimonieri di corte che ne annunciano nome e funzione, suggerendo allo spettatore che la corte imperiale cinese potesse essere un covo di smemorati cronici che non si ricordavano il nome neppure dei parenti più prossimi.

"Entra il principe Wu."
"Entra il principe Igai."
"Entra il lattaio."
ecc.

Finalmente, la gente smette di inchinarsi e comincia la storia. Finalmente, ma anche no. In sintesi, l’imperatore sta avvelenando l’imperatrice perché lei andava a letto con il figlioccio che ora la rifiuta andando a letto con la figlia del medico di corte che sta avvelenando l’imperatrice per conto dell’imperatore ma l’imperatrice viene a scoprirlo per tramite di una spia che altri non è che la madre del figlioccio in quanto prima moglie dell’imperatore che tutti credevano morta ma che invece si è risposata con il medico di corte ed è quindi madre pure della figlia del medico di corte che si rivela quindi la sorellastra del figlioccio dell’imperatrice la quale per salvarsi dal marito cuce diecimila garofani d’oro per convincere il figlio secondogenito dell’imperatore a spodestare il padre il quale scopre tutto tramite il primogenito che tenta di uccidersi credendo che la matrigna voglia liberarsi di lui ma si salva per poi venire ucciso dal fratello minore che si sente trascurato ed in fase di crisi di affetto post-adolescenziale cerca di attirare l’attenzione del padre con un risibile colpo di stato ma viene ucciso dall’imperatore a cinghiate prima che l’altro fratello scateni il suo assalto destinato ad infrangersi contro le armate imperiali costringendolo a suicidarsi per non essere costretto ad uccidere la madre.

Uno schema potrebbe essere utile:

uno schema chiarificatore

L’ultima mezz’ora è tutto uno scontrarsi di eserciti al buio, in pratica un clangore di armi ed un cozzare di armature di cui si distingue a malapena il colore e si trattiene un vago ricordo di "oro battono neri", "argento battono oro" e così via. Una cosa tipo la battaglia al fosso di Helm, ma senza Legolas a fare snowboard sullo scudo, per capirsi. Mal di testa assicurato. Il messaggio conclusivo, poi, è lo stesso di Hero: lasciate fare all’imperatore, può sembrare autoritario e crudele ma sa quello che fa e lo fa per il bene di chi lo circonda. Siategli fedeli, ed egli vi ricompenserà. Rompetegli le palle, ed egli vi ucciderà a cinghiate.

Una delle poche cose positive garantite dalla visione di questo film è che, per quanto male possa andare il resto dell’anno, difficilmente dovrò affrontare una serata altrettanto noiosa.

Il mio idillio con Zhang Yimou, l’uomo che tirava fuori storie bellissime con un budget di 500 euro comprese pizze e bibite, è finito. E pure Chow Yun-Fat farebbe meglio a stare in guardia.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.