"So do I," said Gandalf, "and so do all who live to see such times. But that is not for them to decide. All we have to decide is wha" />

14/12
2011

Samb Modou, Diop Mor

"I wish it need not have happened in my time," said Frodo.
"So do I," said Gandalf, "and so do all who live to see such times. But that is not for them to decide. All we have to decide is what to do with the time that is given us."

(J.R.R.Tolkien, you know why)


In questo paese alcuni devono morire ammazzati per avere diritto ad un nome. E non è neanche così semplice: devono morire ammazzati in modo eclatante, di giorno, in una città famosa, da un bastardo fascista. Se fossero morti in modo più discreto, affogati in mare, accoltellati fuori da un bar o gettati in un fosso, nessuno avrebbe sentito i loro nomi, non li avremmo letti da nessuna parte, sottintesi crudelmente nelle pagine di cronaca o annacquati nelle statistiche. Avessero continuato a vivere, li avrebbero chiamati per nome solo gli amici, mentre per gli italiani di passaggio sarebbero stati solo altri di quei negri che vendono le cazzate taroccate per strada, da schivare con fastidio o da avvicinare con sospetto. E’ fatto così il razzismo profondo di questo paese che non si credeva razzista: lo straniero vive nell’ombra e cade sotto il mirino dei riflettori solo quando è coinvolto in qualche fatto violento, a rinforzare i pregiudizi diffusi. Per il resto del tempo, pur vivendo e tirando a campare come tutti gli altri, resta sullo sfondo delle città, in mezzo ai campi, nelle fabbriche. Senza di loro l’Italia andrebbe a scatafascio, ma vivesse pure in Italia per sempre lo straniero è destinato a rimanere straniero, a ricoprire il suo ruolo di straniero: braccia senza volto quando tutto va bene, capro espiatorio all’occorrenza e bersaglio quando l’odio non si accontenta più della silenziosa violenza di tutti i giorni. A tirare il grilletto, ancora una volta, è stato un fascista, a caricargli l’arma un diffuso contesto di fasciobastardi violenti, casa pound e compagnia strisciante, e ad indicargli l’obbiettivo almeno vent’anni di politiche razziste, di governi a cui ha fatto comodo emarginare gli immigrati e fomentare ignoranza e guerre tra poveri anziché creare socialità. Ma non dimentichiamoci di chi ha votato quei governi, di chi ha approvato anche solo col silenzio quelle politiche, di chi alla fin fine si lascia pigramente convincere che anche il razzismo abbia le sue ragioni, non dimentichiamoci gli italiani. E soprattutto non dimentichiamo chi muore in modo più discreto, facciamo qualcosa per chi vive.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.