9/11
2010

Seppure in un contesto metaforico in cui le regioni hanno il ciuffo

Quello che non capisco è come mai i veneti non capiscano perché tutti li odiano. Già di suo, ci sono regioni simpatiche e regioni antipatiche: la toscana è simpatica, l’emilia è simpatica, la puglia è simpatica, la sardegna è simpatica. Piemonte, lombardia e veneto, per esempio, sono antipatiche. Ci vedete una correlazione? Alcuni obbiettano che le regioni dove si lavora sono antipatiche, perché lavorano, mentre le regioni dove non si fa una fava sono simpatiche, perché non si fa una fava, è un richiamo psicologico al lato giocoso e vacanziero della vita, ma è un’obiezione che non sta in piedi perché per esempio il friuli è abbastanza simpatico anche se lavora, l’alto adige è moderatamente simpatico, mentre calabria e basilicata non poi tanto, anche se non hanno mai lavorato un giorno in vita loro. Si tratta quindi di beceri luoghi comuni, che esulano dal serio studio sochologico che sto conducendo. Il lavoro non c’entra, certe regioni sono simpatiche di natura, come le persone. Il veneto, per esempio, ha quel ciuffetto verso Belluno che non si può vedere ed è tutto sfilacciato in laguna, non possiede la grazia aerodinamica di una toscana o la precisione geometrica della sicilia.
Ma a proposito di persone, può darsi che forse abbiano anche loro delle responsabilità. Forse il fatto che il veneto non abbia sviluppato una grande cultura regionale, perché era troppo impegnato a lavorare, non abbia una grande cultura politica, perché era troppo impegnato a privilegiare interessi di campanile, non abbia una grande cultura sociale, perché la famiglia contadina era il nucleo sociale fondamentale ed autosufficiente, non abbia neanche una grande cultura culinaria, perché tende a mettere il pragmatismo davanti alla fantasia, e insomma non ami la cultura in generale, perché è sempre stato considerato pure dai suoi stessi abitanti un vasto contado da sfruttare in cui non c’era tempo per coltivare anche lo spirito e l’intelletto, ha qualcosa a che fare con il disprezzo ed il senso di superiorità con cui le altre regioni guardano al veneto, e questo disprezzo ha qualcosa a che fare con i rigurgiti fascioleghisti che spingono i veneti a vittimizzarsi e a odiare tutti, a invocare le ronde e votare i padagni e a rifiutarsi di imparare l’itagliano, e questo sentimento balcanico magari a sua volta contribuisce a spiegare come mai adesso che il veneto ha bisogno d’aiuto tutti li guardino con sufficienza e sostanzialmente se ne disinteressino. Ci sono anche altre cause, di sicuro, ma anche se, a denti stretti, ha sempre aiutato tutti, anche se sborsa alle casse dello stato molti più soldi di quanti ne riceva, anche se "cazzo ho fatto lo stronzo ma adesso ho veramente bisogno di una mano", il veneto non si può aspettare che le altre regioni corrano ad aiutarlo e gli si stringano addosso in un abbraccio di fratellanza, seppure in un contesto metaforico in cui le regioni hanno le gambe per correre e le braccia per abbracciare. Non è il fottuto libro Cuore, questo. Il veneto è antipatico, per molte buone ragioni, in questa emergenza riceverà più facilmente aiuto materiale che solidarietà, e magari gli andrà pure bene. Il paradosso è che questo lo spingerà a chiudersi ancora di più, a vittimizzarsi ancora di più, probabilmente a votare ancora di più gli stessi amministratori di provata ascendenza celtica che sanno esprimere il proprio amore per il territorio solo costruendo strade e fabbriche e organizzando sagre della bondola e farlocche fiere medievali, lasciando intanto che le montagne cadano in testa ai cittadini ed i torrenti si trasformino in paludi. E via, in una spirale di antipatia che renderà il veneto sempre di più il Ghedini d’Italia, se non la si ferma in tempo. Si potrebbe tentare per esempio facendogli inalare dell’elio, seppure in un contesto metaforico in cui le regioni possono fare la vocina buffa.



(poi tanti odiano il veneto anche per via di Rovigo, ma lì non gli si può dir niente)

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.