22/11
2007

La mancanza di fantasia al potere

"Sono passati 24 giorni dalla nostra incoronazione alle primarie e in 24 giorni abbiamo creato il simbolo, la sede del partito e gli organismi dirigenti": solo 24 giorni dall’incoronazione, si potrebbe dire, e già Walter Veltroni è passato al plurale maiestatico. 24 giorni per mettere in piedi un nuovo partito potrebbero sembrare pochi, se non si facesse il confronto con i 24 secondi che ci ha messo Berlusconi a creare la sua nuova corte dei miracoli. Certo, Veltroni forse non ha dovuto fare tutto da solo, sarebbe troppo persino per lui perdere le notti a disegnare questo simbolo:

Il simbolo del Partito Democratico

Veltroni, Letta, Bindi, Realacci (e chi cazzo è?) si dicono soddisfatti. Il simbolo richiamerebbe un’idea di "patriottismo dolce" (pardon?) e si riallaccerebbe alle tre anime del Partito Democratico: quella verde e laica (?), quella bianca cattolica, quella rossa del sugo di pomodoro che mettono sulla pasta gli italiani. A loro piace. O mentono, o sono ubriachi, e francamente non so quale delle due sia più probabile. Una volta il Partito Comunista poteva contare sul supporto dei migliori artisti italiani, anche nel campo della grafica e della pittura, ed ora sono ridotti così male da non trovare niente di meglio di questo? Ah, la sequenza cromatica verde-bianco-rosso! Che idea geniale, si saranno detti! E sotto ci hanno anche messo la didascalia per i più grulli, con un ramoscello d’ulivo sempre più striminzito e triste, che sembra coltivato a Milano2.
Sapete cos’ha che non va questo simbolo, secondo me? In due parole, da non addetto ai lavori, tutto. In primo luogo è rettangolare, quindi può andare bene per Internet o per essere stampato sulle lattine dei pelati ma è molto meno pratico di qualsiasi altro simbolo di partito: una falce e martello, ma anche una quercia, un fascio, una svastica, una foglia di vite o persino un fottuto asinello stanno bene da soli o possono essere iscritti in un cerchio, un quadrato, un rettangolo o una stella. Questo no: un rettangolo resta un rettangolo ovunque. In secondo luogo non è neanche un pittogramma, cioé un’immagine, ma un monogramma, ovvero da dizionario "Lettera o gruppo di lettere composte o intrecciate ad indicare un nome proprio o la sigla di un’azienda". Come monogramma è carino, per carità, con quel gioco di pieni e vuoti... ma presenta un altro problema: provate a riprodurlo rapidamente con una matita su un foglio. Fa schifo, non si capisce bene cosa sia, e non avete ancora disegnato il ramoscello d’ulivo. Infine, i colori: il tricolore è non soltanto la scelta più banale che potessero fare, non soltanto una scelta che si appropria di qualcosa di nazionale "privatizzandolo" come aveva fatto a suo tempo il nano lustrato per il colore azzurro o lo slogan "Forza Italia!", ma è persino un insulto ai daltonici. Sulla didascalia non mi pronuncio nemmeno: un simbolo che ha bisogno di essere spiegato in didascalia è praticamente un’ammissione di incompetenza. Insomma, riesce a superare persino il più brutto simbolo di partito visto finora, quello di Farsa Italia, e avranno pure perso tempo a sceglierlo, valutarlo, elargendo milionate a qualche grafico romano o milanese figlio di un sottosegretario di cancelleria. Una volta avevano Guttuso. Una volta avevano la falce e il martello. Evidentemente non gli basta più essere rinnegati, baciapile, pusillanimi, trafficoni e vili: vogliono essere anche brutti. E gli piace! Contenti loro...

P.S.: Secondo un’altra ipotesi, è pur sempre possibile che abbiano scelto questo simbolo sperando che in cabina elettorale, pur di non vederlo, gli elettori ci mettano inconsciamente una croce sopra.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.