9/2
2014

Sputacchi di riflessione

Gli ultimi mesi sono stati piuttosto saturi, sia per quanto riguarda il lavoro al bunker che per il restante tempo di vita. Tutto ciò è scocciante, in primo luogo perché mi lascia poco tempo per aggiornare il bloggo.
Il mondo del lavoro, senza voler entrare nello specifico del mio impiego (progetto e commercializzo mine antiuomo a forma di cucciolo morbidoso) sta diventando sempre più un sistema di sfruttamento in cui qualsiasi concetto di qualità della vita e persino i diritti acquisiti vengono accantonati in nome di una crisi perenne. Questa crisi è la nuova faccia del capitalismo globale, che nello stato di emergenza permanente trova giustificazione ad ogni intromissione nella vita politica, ad ogni riduzione dei diritti sociali e ad ogni intensificazione del processo di alienazione nelle realtà produttive. Ma sono sicuro che finirà presto, come promette ripetutamente il presidento Letta, sempre impegnato nella sua lotta a fianco della borghesia e del padronato per mantenere lo status quo. Lo status quo, da parte sua, si lascia intanto scivolare docilmente verso la barbarie, protetto solo dalla miopia italiana che guarda ai propri risibili problemi umbelicali (il prossimo uomo di paglia da sacrificare agli dei, il dito di gesso che indica una luna di cartapesta) anziché riconoscere le incarnazioni particolari di problemi globali e, presone atto, prendere le armi contro un mare di affanni.
Di tutto questo e di molto altro mi trovo spesso a parlare, affranto, con l’amico Nello tramite messaggini di facebook, superando la contraddizione specifica tra la nobiltà dell’intento e la pragmaticità dei mezzi. Questo spiega anche perché il mio linguaggio politico sia felicemente tornato al livello dei collettivi internazionalisti dei primi anni Novanta, molto più civili dei meschini luoghi di confronto di quest’epoca meschina illuminata al led.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.