22/5
2014

The old familiar sting

Mi preparo all’avvento delle prossime elezioni ripassando pigramente i dialoghi di Malatesta e forse mille pagine di fotocopie di Medicina Tradizionale Cinese, che almeno di quella mi aspetta a breve un esame. L’idra a tre teste che occupa in questo momento il parlamento continua a sembrarmi poco degna di interesse, qualunque delle tre teste mandi avanti ad urlare, ammansire, promettere e sputacchiare da qualche salotto televisivo o comizio di piazza, tutto autentico e sincero come un funerale di stato in Corea del Nord o una riunione di corrente della DC.

Ho anche staccato per un po’ i miei stalking network: a volte è divertente origliare le vostre vite private, o quello che spacciate per tale mentre disseminate il mondo di commenti arguti sui programmi televisivi con cui tenete a bada la depressione serale in attesa che il blando sedativo regolarmente prescritto faccia effetto, ma il rumore di fondo interferisce con la mia ricerca del Dao. Inoltre, sono dell’opinione che dovreste amarmi tutti, sconosciuti e bot compresi, ed il fatto che non lo facciate neanche un po’ in fondo in fondo mi ferisce riempiendomi di risentimento.

In un angolo riparato del nostro cortiletto abbiamo messo un tavolino di legno, due sedie, una rosa rossa in un vaso blu. Fin che la stagione lo consente ci facciamo la colazione, talvolta anche il pranzo e la cena o una sigaretta di malva fumata mentre i vicini dormono o, anche loro, guardano suore canterine alla tivvù. Le sigarette, la tovaglia colorata contro il muro bianco rendono questo piccolo rifugio un ideale punto d’incontro tra la Marsiglia di Marius et Jeanette ed un vecchio hutong sopravvissuto al progresso.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.