7/12
2007

Sintomi di un fascismo strisciante

Qualche giorno fa, un consigliere comunale leghista di Treviso ha dichiarato che nei confronti degli extracomunitari bisognerebbe usare gli stessi metodi dei nazisti: punirne dieci per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo. L’unico commento che sono riuscito a fare è che evidentemente ai trevigiani non andava giù di vedersi scippare dai padovani l’ambita palma di più stronzi d’italia, ma la verità è che a sentire tanta violenta idiozia sono rimasto senza parole. "Dovremmo-fare-come-i-nazisti"? Nel 2007? In un consiglio comunale, senza che nessuno sollevi lo scriteriato imbecille dalla poltroncina e gli faccia fare il giro dell’isolato a calci in culo? Mi è sembrato aberrante.
Oggi leggo che quel consigliere comunale ha chiesto scusa, che si è lasciato prendere dalla rabbia, che si è dimesso ed ha annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla politica, che è stato fatto oggetto di biasimo dalla comunità ebraica, dall’Anpi, da chiunque a Treviso abbia un briciolo di sale in testa e persino dal governatore del veneto Galan, per una volta stranamente sobrio. Tutto sembra essere tornato a posto, addirittura in modo esemplare.
Rilassiamoci. I leghisti, si sa, dicono quasi esclusivamente stronzate* e sono quasi sempre esagerati, su di giri, mascherano il vuoto di pensiero alzando i toni ed il volume. I trevigiani, poi, te li raccomando, son buoni solo a fare il radicchio. Un leghista trevigiano che invoca i metodi nazisti non è il male che affligge l’italia, è solo un sintomo. Eclatante, certo, come un grosso brufolo, ma schiacciare quel brufolo non elimina la malattia, anzi, paradossalmente la fa sembrare meno grave, qualcosa da cui ci si può liberare con una querela ed una passata di topexan. Si solleva tanto clamore per dimenticare in fretta, mentre l’infezione si espande sotto pelle. Se penso alla mia vita in questo paese, più del rigurgito fascista ad opera del solito legaiolo senza cervello, c’è ben altro di cui mi preoccupo. Si usa spesso, quest’espressione "sono ben altre le cose di cui preoccuparsi", ma forse ogni tanto vale la pena ricordarne qualcuna: per esempio, le interferenze clericali sempre più invadenti, l’accentrarsi di partiti e movimenti attorno a capi e capetti più o meno carismatici, il razzismo telecomandato delle varie emergenze immigrati, l’omofobia sgaiata promossa dalla televisione nazionalpopolare, il diffondersi di forme populistiche di parademocrazia come le varie primarie o i gazebo della domenica, la ricerca di un senso d’identità "occidentale" costruito a tavolino, la distorsione qualunquista del relativismo che porta a tollerare l’intolleranza, l’erosione dei diritti civili, la rimozione della memoria storica, il conformismo servile dei mezzi di comunicazione, la sostituzione delle politiche sociali con politiche di "sicurezza" volte a incrementare, anziché mitigare, la percezione di un rischio costante ed onnipresente. Molti sintomi, per lo più nascosti e poco avvertiti, che rodono l’organismo senza mai esplodere in superficie e quindi passano inosservati. A voler fare una diagnosi, ci sono solo due malattie che provocano tutti questi sintomi. La prima si chiama fascismo: quello vero, quello che se non lo curi bene e per tempo, poi si rischia che torni, mica quello da fumetto degli psicoleghisti.

La seconda, giusto per farvi un piacere, si chiama ipocondria.




* Il "quasi" è messo in ossequio alla legge dei grandi numeri, per la quale non è impossibile che prima o dopo, in qualche posto, un leghista dica qualcosa che non sia una stronzata, probabilmente senza rendersene conto.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.