17/5
2012

Tu mi chiedevi Battisti

Mi piace questa subdola militarizzazione della politica, questa strategia della tensione reloaded, ogni mortaretto che diventa bomba, ogni esasperato che diventa terrorista, ogni scoppiato dipinto come kamikaze, questo linguaggio da giornalista d’assalto, i gruppi di fuoco, i proclami, l’eversione, come da vecchia sceneggiatura, gli obbiettivi sensibili ed i questori insensibili, le manifestazioni di solidarietà sindacale all’amministratore delegato, gli appelli all’intelligence, la cooperazione tra polizie, i parallelismi trasversali, la lapide a Calabresi, la statua di Guido Rossa, i processi alle BR, gli Anarchici Informali che lungi da me dubitare, con un nome così accattivante, possano essere solo il parto della mente ambiziosa di un qualche solerte questurino, gli atti violenti, le facili polemiche, i pubblicani sotto tiro, questa fascistizzazione in corso senza neanche uno straccio di biennio rosso a precederla, i nazi che avanzano nelle urne, il qualunquismo con la baionetta tra i denti, i quotidiani, pluriquotidiani richiami agli anni Settanta e alla lotta armata, il fumo negli occhi, le balle di sapone, mi piace molto questa reazione isterica alla reazione rabbiosa e disperata che la loro crisi, la loro economia hanno generato, mi piace vedere come il palazzo serri i ranghi, come richiami i cani da guardia nelle redazioni e nelle caserme, mi piace il sapore della paura incalzante in ogni loro mossa, in ogni loro richiamo alla salute pubblica, il panico che comincia a farsi strada tra le loro fila, la consapevolezza di dover tentare ogni più bastardo trucco per salvarsi dal baratro in cui stanno inesorabilmente scivolando, senza alcun bisogno di quei mostri che evocano in continuazione, mi piace persino il loro fiducioso, irrazionale pensiero che qualcuno si stufi di imprecare contro il televisore e alzatosi dal divano scenda in armi contro di loro, credo tradisca soprattutto la loro nostalgia per un periodo ormai lontano quando anche loro erano giovani, belli e pieni di idee balzane, per nemici più tangibili di quest’infido spread.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.