12/7
2010

Ultimo tango a Tangeri [1]

A very tangerous city
A causa della sua storia travagliata, della sua posizione in bilico tra Africa ed Europa e dei loschi individui che l’hanno attraversata, Tangeri è più famigerata che famosa. Dopo aver trascorso una settimana a vagare per i vicoli della sua medina e per i viali della ville nouvelle devo dire che la sensazione di pericolo dura relativamente poco, a patto di seguire alcune elementari regole di prudenza. Non sventolare portafogli o macchine fotografiche, e vabbè. Girare molto accorti per la zona del porto, specialmente la sera. Non dare retta ai pazzi che camminano lungo i binari della ferrovia o stazionano gesticolando a qualche angolo di strada. Non indossare vestiti succinti. Salire in taxi solo quando veramente indispensabile, e dopo aver scritto due righe per i parenti. Per il resto, Tangeri è una città tranquilla, l’ideale per chi non ha voglia di far niente. Non ci sono grandi monumenti da visitare, musei interessanti o altre attrattive per i turisti, in compenso si possono trovare molti caffè all’aperto e spiagge pregevolissime nel circondario. E’ una città pigra, pittoresca e vagamente sinistra, adatta per visitatori pigri, pittoreschi e vagamente sinistri. Ed io, modestamente.

Sostiene Said
Gran parte di quello che ho visto e di quel che poco che ho capito lo devo a Said, l’instancabile garzone del riad in cui io et Amormio abbiamo pernottato. Said ha frequentato pochi anni di scuola e molti anni di medina, conosce un po’ tutti e parla spizzichi di tutte le lingue, imparate tallonando le guide turistiche. E’ stato lui ad insegnarci come allontanare i negozianti troppo molesti, come contrattare la tariffa dei taxi e di qualsiasi altra cosa e come muoverci in città. Seduti la sera sulla terrazza di un bar o al tavolino di un caffè nel Petit Souk ci insegnava rudimenti di arabo e la storia della sua vita e del suo amore, mentre sfumacchiava una sigaretta speziata e sorseggiavamo tè alla menta. Per tutto, gli sono grato.

Tutti i bar che sono stati visitati da me
Il migliore tè alla menta di Tangeri si può bere sulla terrazza del caffè Ibn Battouta, nascosto nella medina. Lo troverete seguendo il profumo di hashish che scende dalle sua scale strette e si spande per la strada, tra i lenzuoli delle contadine ricoperti di verdura appena arrivata dalla campagna. Ci hanno girato anche una scena di un film con Matt Damon, in quel caffè. E’ buono anche il tè del più famoso Caffè Hafa, che si affaccia sullo stretto di Gibilterra, dove gli studenti si recano nel pomeriggio a scrivere o disegnare calcando le orme degli artisti beat che li hanno preceduti. Sulle scale che salgono verso la kasbah si può invece trovare il caffè Baba, famoso per gli ospiti eccellenti che lo hanno visitato: Kofi Annan, Keith Richards ed un paio di teste coronate europee. Molto piccolo, sporco e suggestivo, il segreto della sua fama non mi è chiaro. Nella minuscola piazza del Petit Souk si può invece scegliere tra almeno tre o quattro caffè diversi, il più famoso dei quali è il centrale, molto frequentato dai turisti. Più simpatico è il Tingis, lì a fianco, dai cui tavolini si possono spiare sornioni i giovani europei o americani che seduti al Centrale si danno arie da grandi intellettuali in cerca di ispirazione, che si guardano attorno per qualche minuto, prendono rapidamente un appunto sulle loro moleskine d’ordinanza e poi un altro sorso di tè alla menta, sorridendo compiaciuti.

Mangiare, bere, uomo, piccione
La bevanda principale di Tangeri è il tè alla menta, dolce e rinfrescante. Quasi altrettanto diffuso è il Caffè Olè, che perde tutto il suo fascino una volta scoperto che si tratta di semplice caffellatte. Birra o vino, niet, se non nei ristoranti riservati ai turisti. Si mangia cous cous o tajine, una specie di stufato che può essere di pesce, pollo, agnello o montone. Spezie dappertutto. Una sorpresa la riserva la pastilla, tortino di pasta sfoglia ricoperta di zucchero a velo e farcita di carne di pollo, o piccione. Oui, piccione. Da evitare assolutamente una cosa nota come helgado, o simile, che altro non è che un piatto di trippa con i fegatini proveniente da una bestia non specificata (i piccioni hanno le trippe?). Qualche turista poco avveduto potrebbero ordinarlo scambiandolo, ehm, per melanzane.

[Continuerà]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.