16/7
2010

Ultimo tango a Tangeri [2]

Che altro dire su Tangeri che non sia già stato così sagacemente e spiritosamente scritto nel post precedente? Visto che il target di questo bloggo è composto prevalentemente da ggiovani, la maggior parte dei quali stava peraltro cercando "leoni", "burqa" o diommeperdone "ratava", la risposta non può che risiedere nella magica triade satanica a cui tutti noi ggiovani ed ex-ggiovani dedichiamo la nostra adorazione: sesso, droga e rocchenroll. Ed anche un po’ di sangue, certo.

You can leave your hat on
Nonostante mi abbiano assicurato che in Marocco, e nella zona di Tangeri in particolare, la religione sia un aspetto assolutamente secondario nella vita delle persone e che nessuno si scomodi per andare a pregare alla moschea se non nelle feste più importanti, tutte le donne locali fanno a gara nel nascondere la maggior metratura di pelle possibile. Pantaloni lunghi, maniche lunghe, strati su strati di tuniche, veli che coprono i capelli, le orecchie, il naso, la bocca, occhiali da sole, in alcuni casi persino i fottuti guanti. Quando vanno in spiaggia e si tuffano giulive tra le onde oceaniche, naturalmente, si inzoccoliscono un po’ ed arrivano in genere a togliersi il velo, più raramente a mettersi in maniche corte. Io non sono certo tipo da andare a casa degli altri ad insegnar loro come ci si veste per fare il bagno nell’oceano con il sole a picco ed un milione di maledetti gradi centigradi di temperatura, perché io sono un ragazzo educato e non voglio finire con la gola tagliata come tutti quelli che ci hanno provato prima di me, ma se questo non è sintomo di un attaccamento morboso alle proprie tradizioni, che cos’è? Sono tutte ninja per caso? Da quel poco che si riusciva a capire, comunque, la maggior parte delle donne locali erano ciotte, coi baffi, il monosopracciglio ed erano sorprendentemente prive di caviglia, che io pensavo fosse un’articolazione comune a tutto il genere umano.

(Senza offesa, eh, io rispetto la tua tradizione di andare in giro vestita come Messner sul K2 e tu rispetti la mia tradizione di denigrare le donne coi baffi, che tra l’altro ha molto più senso della tua.)

(Vedete a cosa porta il rispetto delle tradizioni? Calderoli vi vuole così.)

Smoking with respect
Il primo motivo per cui gli europei vanno a Tangeri, ora che nessun artista degno di nota vi vive più, è la gran quantità di spezia che ci si può trovare. E per spezia non intendo ovviamente quegli enormi sacchi di curcuma parcheggiati davanti le botteghe dei negozi, ma quella famosa sostanza ricavata dalla resina della Cannabis. L’hashish, perdio! Quello il cui odore i tuoi genitori fingono di non riconoscere quando torni a casa dal dibattito sull’acqua pubblica! Ecco, a Tangeri ne gira parecchio. Nella zona del porto, ogni dieci/venti metri vieni avvicinato da un tizio (un tizio diverso) che ti si avvicina con aria gioviale, ti chiedi come stai e poi con un rapido movimento della mano ti fa vedere una pepita di fumo che per quanto ne so io potrebbe essere anche merda di cammello, visto che per curiosa coincidenza sulla spiaggia lì vicino fanno pascolare i cammelli per i turisti.
A Tangeri tutti fumano, indigeni, turisti, giovani, vecchi, barbieri, tutti. Tranne le donne, ovviamente, a loro fa male. Il solito Said mi ha detto che per la polizia non è un problema, l’importante è mostrare di fumare con un certo rispetto, ovvero stando un po’ appartati e senza dare nell’occhio, almeno finché si è seduti al tavolino di un bar nella piazza più frequentata della città con una macchina della Securité parcheggiata di fronte. Io ve l’ho detto, voi fate come vi pare.

Rocchenroll
I marocchini amano la musica, l’ascoltano ovunque, la condividono con gioia. Il problema è che si tratta generalmente di musica di merda.

Sangue
Il giorno prima di tornare, avendo ormai esplorato ogni angolo di Tangeri dove fossimo riusciti a contrattare l’accesso, abbiamo deciso di andare a dare un’occhiata alla famosa Tetouan. OK. Non famosa. Tetouan e basta. Il posto è carino, ha una medina molto più grande di quella di Tangeri, dove si può comprare più o meno qualsiasi cosa che l’uomo abbia mai pensato di coltivare, allevare, fabbricare o farsi rubare. E’ anche molto più sporca di quella di Tangeri, e nelle zone dedicate alla vendita del pesce e della carne l’odore si fa piuttosto intenso, specialmente con il caldo. Ma insomma, vabbè, pazienza, è tutto molto pittoresco e suggestivo, finché il tizio non prende un pollo dalla gabbia e gli taglia la gola davanti ai tuoi occhi, mentre il sangue cola folkloristicamente lungo la strada.

Io non mi sono impressionato. Il pollo, però, stava meglio prima.

[Se mi vengono in mente altre cose vi aggiorno]

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.