30/12
2010

Un altro giro di giostra

Penso si possa ormai dire senza timore di smentita che il 2010 sta per finire. Molti terranno un sospiro di sollievo, compreso il 2009 che in prospettiva ci sta facendo un gran bella figura. Per quanto mi riguarda, questo è stato un anno intenso e ricco di dis/avventure, almeno secondo gli standard di un piccolo impiegato piccolo borghese di bassa statura. Tra le mie grandi scoperte del 2010 c’è che odio i revisori di conti, per cui non vi annoierò con un bilancio preciso e mi terrò alla larga dalle classifiche. Sono stato in giro, ho visto gente, ho fatto cose. Ci sono state morti e nascite, metaforiche ma più che altro fisiche, ci sono stati piani e progetti a cui ho preso parte e chissà che strada prenderanno, ci sono stati pochi film e pochissimi libri e tanta musica, separazioni, gioie, insulti ed ubriachezza, piccole vittorie e modeste sconfitte. Sono stato in Africa (due volte, se diamo retta agli standard locali). Mi sono perso nei boschi. Ho visto cose interessanti in televisione e cose terribili su Internet, l’ignoranza al potere ed il cinismo di mestiere. Ho trascorso notti insonni, e giornate a dormire. Ho sentito il rombo cupo di un torrente in piena. Ho scoperto che in una dittatura puoi pubblicare solo quello che è gradito al governo, mentre in una democrazia puoi pubblicare tutto quello che non è sgradito al governo, e non mi è più così chiara la differenza. Ho capito che certi governi non cadranno mai, e che a volte il popolo deve avere paura solo di se stesso. Ho aiutato una donna incinta al supermercato. Sono diventato più social e più asociale, e poi di nuovo meno social, annoiato e snob. Ho visto gente arrabbiata quand’ero arrabbiato anch’io, per le cose di cui ero stanco io, e mi sono rincuorato un poco. Siamo ancora la minoranza, non so se più o meno dell’anno scorso. Siamo ancora pochi, ma più di quanti ne vorrebbero avere contro. Il mio miglior augurio per il nuovo anno, per me e per voi silenziosi lettori, è di non diventare come loro.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.