16/7
2012

Vacanze romane [2]

(Riassunto della puntata precedente: il nostro eroe voleva andare in ferie in montagna ma una burocrazia malvagia lo costringe ad andare invece a Roma in un post sconclusionato e sgrammaticato)

Giorno: Lunedì. Ore: 11.45. Luogo: centro di Roma. Temperatura esterna: 40°. Temperatura interna: odio rovente.

Entriamo nella sede dell’anagrafe centrale di Romacapitale, in formazione sparsa prima Amormio poi io (che dovevo parcheggiare). E qui, del tutto inaspettamente, scoppia una botta di culo pazzesca: dietro lo sportello troviamo un’impiegata che non solo sta facendo qualcosa, ma sa quello che sta facendo e soprattutto è originaria del Triste Borgo Natio, per cui neanche lontanamente imparentata con quel sindaco croceceltico che avete votato. In men che non si dica, questa cara signora si prende cura dei nostri problemi, si muove a compassione per il nostro viaggio e ci informa che purtroppo non se ne può fare proprio un cazzo, ma con il cuore in mano. Fieri di aver fatto tutto il possibile senza ottenere assolutamente nessun risultato, io & Amormio decidiamo quindi di arrenderci alla follia della burocrazia e svignarcela in qualche posto meno caldo e afoso, tipo Mercurio. Sempre per rendere meno faticoso il viaggio facciamo però sosta in un grazioso campeggio alle porte della capitale, che prometteva una graziosa mobilhaus per pochi spicci. Promessa non mantenuta, perché a differenza di qualsiasi altro campeggio del globo terracqueo ed annessi satelliti, in questo caso per mobilhaus si intendeva un cubicolo di 2 metri x 2 con dentro due letti, due materassi di puro granito, due milioni di zanze in tenuta antisommossa e zero altro. Se a questo si aggiunge: i bagni fetidi, la piscina a pagamento, dozzine di ragazzini ubriachi scesi con il bus dalla Lettonia ad aumentare il degrado delle nostre metropoli ed il clima subtropicale, capirete perché la mia recensione su booking di questo campeggio sembrerà opera del migliore Stephen King.

Ma fino a quel momento, almeno, la vecchia Volvo continuava ancora a funzionare. E non c’è ancora traccia di isole in questo racconto.

E’ stata solo la mattina dopo, infatti, dopo aver dichiarato chiusi i nostri conti con Romacapitale, che realizzamo che la città stessa non aveva ancora chiuso i suoi conti con noi. Avevamo appena iniziato a fuggire tranquillamente verso Nord lungo una di quelle strade dal nome pomposo tipo Aurelia, Saveria, Pomponia, quando la vecchia Volvo a gpl inizia a dare segni di cedimento. La vecchia Volvo dà segni di cedimento dal lontano 2006, e peggiora quando la guido io. Di solito succede che si sente uno scoppio provenire dal motore, il che in genere spaventa chi non è abituato a sentirlo o prova affezione verso la propria vita, ma vuol dire solo che c’è stato un piccolo ritorno di fiamma del gpl e non so perché questo dovrebbe tranquillizzare qualcuno. Nel 90% dei casi si è staccato qualche tubo del gpl, io apro il cofano ed ungendomi tutte le mani di olio del motore come un pornodivo degli anni Ottanta sistemo il motore e riparto orgoglioso e pieno di testosterone. Nel restante 10% dei casi lo scoppio ha rotto qualcosa sotto il cofano o io non ci capisco un cazzo e bisogna passare a benzina e portarla dal meccanico. Martedì scorso, invece, il problema era più bizzarro perché prima di tutto non guidavo io quand’è successo il danno e poi perché la macchina non funzionava più né a gpl né a benzina. Reggeva fino ai sessanta all’ora, più in su non andava, si sentiva una specie di fischio asmatico in lontananza, e ovviamente non ci restava altra scelta che portare la vecchia dal meccanico più vicino.

Il primo meccanico la guarda, la ascolta, la accarezza lascivo e dice:
"Qua c’è un problema di gpl che si mescola con la benzina. Comunque io di gpl non me ne intendo, deve portarla da uno specializzato, che si trova la e là e poi giri di là. In ogni caso sono pieno di lavoro e non avrei tempo."

Delusi e un po’ preoccupati, la portiamo dal secondo meccanico che il primo ci aveva consigliato. Questi, un omino minuto dall’aria indaffarata, controlla un paio di tubi, fa esattamente cinque metri di prova su strada e poi conclude:
"A parte che il gpl non si può mescolare con la benzina, questa sicuramente ha un problema grave, bisognerebbe smontare mezzo motore ed io oggi sono pieno di lavoro e non hon proprio tempo. Vi consiglio di portarla da uno più specializzato che fa solo impianti a gpl, lo trovate la e là e poi girate di là."

Decisamente rabbuiati ed anche un po’ umbratili, seguiamo il consiglio del secondo meccanico ed alla velocità dei Flintstones portiamo la macchina da un terzo meccanico, il quale a malincuore ci comunica:
"Non capisco proprio cosa possa avere, secondo me il gpl e la benzina hanno due guasti separati ed indipendenti tra loro e comunque dev’essere una faccenda complicata, la dovrei guardre con calma. Oggi però purtroppo sono pieno di lavoro e non faccio proprio in tempo, se me la lasciate ci do un occhio domani."

Trattenendo a stento il nostro desiderio di sgranargli i denti con il cric più vicino, io et Amormio decidiamo di tornare nelle nostre desolate lande artiche con le pive nel portabagagli alla ragguardevole velocità di sessanta chilometri orari con punte di sessantacinque in discesa. Proseguendo lungo la strada, più o meno all’altezza di Viterbo o qualche altra città etrusca, ci imbattiamo in un’altra officina e proviamo a fare un altro tentativo. Il titolare era uscito un attimo per cui, mentre aspettavamo sotto il sole cocente, tra una bestemmia e l’altra io vengo colto da improvvisa e brillante intuizione di chiara origine genetica visto che mio nonnno faceva il meccanico di biciclette, ed utilizzando una chiave di casa come cacciavite smonto un tubo di gomma ed estraggo un fattapposta di metallo che si era incastrato ostruendo il filtro dell’aria proprio com’era successo una volta nel 2008 o giù di lì. Trionfante, lo porto dal vice meccanico e mentre lui scuote la testa scettico lo convinco a prendere a martellate il pezzo fino ad aggiustarlo. Mi chiedo come mai nessun meccanico ci avesse pensato, con il senno di poi era ovvio che fosse il fattapposta, e infatti appena arriva il quarto meccanico e gli dico che abbiamo aggiustato il fattapposta che si era incastrato ci risponde che era ovvio che fosse il fattapposta visti i sintomi della macchina. In ogni caso, la vecchia Volvo riprende a funzionare egregiamente e ciò che più era importante, non solo l’avevo aggiustata io (gratis) ma per una volta non ero stato neanche io a romperla, per cui il testosterone mi usciva dalle orecchie.

E’ stato più o meno a quel punto che abbiamo deciso di fare una piccola deviazione e passare il resto della settimana sull’isola d’Elba a non fare niente, e si fottesse pure la montagna.

(Bella l’Elba.)

(C’ero mai stato, proprio bella.)

(No come Romacapitale**.)




** Nessun romano è stato ferito durante la stesura di questo post, a malincuore. C’è da dire a favore di Romacapitale che durante il nostro soggiorno di dodici ore non abbiamo assistito a nessun pestaggio fascista, ma è pur vero che una notte di sonno ce la siamo fatta.

Note estemporanee di zio Lusky:
State alla larga dagli anarchici informali, gli anarchici per bene si riconoscono perché danno sempre del lei e dicono buongiorno, buonasera, prego, si accomodi, e grazie.